Si fanno più chiari i contorni dell’omicidio di Gaetano Russo, il commerciante 60enne ucciso nella notte a Sarno, all’interno del suo panificio. Non si tratterebbe di una rapina, come ipotizzato in un primo momento, ma di una lite finita male.
Sarno, commerciante ucciso sotto gli occhi della figlia da tossicodipendente: ipotesi lite finita male
L’aggressore, un 35enne del posto, affetto da problemi di tossicodipendenza, conosceva la vittima e sarebbe entrato dopo aver citofonato al negozio. Una volta all’interno, mentre il negoziante era impegnato a lavorare al forno, non avrebbe chiesto dei soldi oppure un panino, così come aveva fatto in altre circostanze. Anzi, tra i due sarebbe nata una discussione accesa, per motivi ancora da chiarire. Nel frattempo sarebbe sopraggiunta la figlia del panettiere, una ragazza di 19 anni, che abita nello stesso palazzo che ospita il negozio.
Qui i dettagli diventano confusi. Al culmine della lite, il 35enne avrebbe tentato di aggredire la giovane, o forse si sarebbe scagliato direttamente contro il 60enne. Dal bancone avrebbe afferrato un coltello per poi infliggere dieci fendenti sul corpo di Gaetano Russo. Fendenti che si sono rivelati fatali per il negoziante, nonostante il tentativo della ragazza di fermarlo. Il resto è cronaca: il giovane si sarebbe barricato con il corpo della vittima nel negozio fino all’arrivo della Polizia.
Tante domande aperte
Restano aperti tanti interrogativi: perché il tossicodipendente ha aggredito la vittima? Per quale motivo aveva litigato con il panettiere e/o con la figlia? Cosa è andato storto rispetto alle altre volte? Saranno gli investigatori, coordinati dalla Procura, a fare luce su questi aspetti, che restano fondamentali anche per inquadrare giuridicamente i fatti e formulare un’accusa nei confronti del 35enne, che al momento risponde di omicidio volontario.








