Maxioperazione della Polizia di Stato questa mattina nel quartiere Pianura, a Napoli, contro la camorra. Sono 28 gli indagati destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Nel mirino degli investigatori tre gruppi criminali che si contendevano il controllo del territorio, tra sparatorie, intimidazioni ed estorsioni. Emersa anche la nascita del clan Perfetto, sorto dalle ceneri del clan Pesce/Marfella.
La nuova camorra di Pianura tra armi, racket e droga: smantellato il clan Perfetto
Il blitz è scattato nella mattinata di oggi, mercoledì 4 novembre. A eseguire il provvedimento sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Napoli, con il supporto del Commissariato di Pianura e il coordinamento della Dda partenopea. Le accuse contestate, a vario titolo, vanno dall’associazione di stampo mafioso all’estorsione, dal traffico e spaccio di stupefacenti alla detenzione, al porto e alla vendita abusiva di armi da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso. L’inchiesta, avviata alla fine del 2024, ha ricostruito gli equilibri criminali nel quartiere, segnati inizialmente da una violenta contrapposizione tra il clan Esposito/Marsicano, da una parte, e i gruppi Lago e Pesce/Marfella, dall’altra.
Una vera e propria guerra di camorra, combattuta anche a colpi di pistola. Numerose le cosiddette stese documentate dagli investigatori, con esplosioni di colpi d’arma da fuoco a scopo intimidatorio. L’episodio più grave risale al novembre 2024, quando un ordigno esplose sotto l’abitazione di uno dei vertici dei clan in lotta. La deflagrazione provocò gravi danni al fabbricato e a diverse automobili parcheggiate nelle vicinanze. Soltanto per una fortunata coincidenza non si registrarono feriti.
La svolta nelle indagini: il clan Perfetto
La svolta sarebbe arrivata nel dicembre 2024. Uno degli esponenti di vertice del clan Pesce/Marfella, nel frattempo disgregatosi a seguito delle vicende giudiziarie, una volta tornato in libertà avrebbe dato vita a una nuova organizzazione criminale, denominata dagli inquirenti clan Perfetto. Nonostante la giovane età, il nuovo capo sarebbe riuscito in breve tempo a costruire un’organizzazione capace di soppiantare i gruppi rivali, imponendo il proprio controllo sulle attività illecite del quartiere.
Il cuore degli affari era lo spaccio di droga. Secondo la ricostruzione della Procura, il clan Perfetto avrebbe organizzato, all’interno dello stabile in cui viveva il suo capo, una delle attività di vendita di stupefacenti più fiorenti della zona, gestita direttamente dagli affiliati e operativa 24 ore su 24.
Il racket
Ma il controllo del territorio non si sarebbe limitato alla gestione diretta delle piazze di spaccio. L’organizzazione avrebbe imposto agli altri pusher una vera e propria tangente: il versamento del 50 per cento dei profitti delle vendite nelle casse del clan oppure, in alternativa, l’obbligo di acquistare la droga esclusivamente dai suoi uomini.
Il racket avrebbe colpito anche chiunque svolgesse attività illecite nell’area controllata dall’organizzazione. Nel mirino sarebbero finiti in particolare gli autori di truffe finanziarie e telematiche, attività considerate dagli investigatori particolarmente redditizie per il gruppo criminale.
Le indagini hanno inoltre fatto emergere la disponibilità di un consistente arsenale. Nel corso degli accertamenti sono state sequestrate numerose armi, comprese armi lunghe e da guerra, munizioni, giubbotti antiproiettile, sostanze stupefacenti e materiale destinato al confezionamento delle dosi. Il clan Perfetto, ormai dominante a Pianura secondo gli investigatori, avrebbe anche intrecciato una fitta rete di rapporti con esponenti di altre organizzazioni camorristiche attive nell’area flegrea e nella zona nord di Napoli, soprattutto per la gestione dei traffici di droga.
Il welfare della camorra
A emergere è anche il sistema di assistenza economica agli affiliati. Il capo del gruppo avrebbe gestito una ricca cassa comune, utilizzata per sostenere le famiglie degli uomini finiti in carcere attraverso la cosiddetta mesata, oltre che per pagare le spese legali dei sodali arrestati. Un sistema che, secondo la Dda, avrebbe consentito al clan di consolidare il proprio potere e mantenere saldo il legame con gli affiliati, anche durante i periodi di detenzione.







