Condono edilizio in Campania, Fratelli d’Italia rilancia la sanatoria del 2003: ipotesi emendamento alla manovra

Imposta Teleclub come fonte preferita

Torna d’attualità il condono edilizio in Campania. Fratelli d’Italia starebbe valutando di presentare un emendamento alla legge di bilancio 2027 per riaprire i termini della sanatoria del 2003, che nella regione incontrò forti limitazioni durante l’amministrazione guidata da Antonio Bassolino. L’ipotesi, emersa il 3 novembre e confermata da fonti qualificate del centrodestra, sarebbe stata discussa nel confronto interno alla maggioranza sulle modifiche alla manovra. Al momento non c’è una nuova legge approvata né una riapertura operativa delle domande di condono.

Condono edilizio, il piano di FdI per la Campania

L’obiettivo dei parlamentari campani di Fratelli d’Italia sarebbe recuperare la possibilità di accedere al terzo condono edilizio, quello del 2003, per situazioni rimaste fuori dalle procedure di regolarizzazione in Campania. Il tema era già stato affrontato durante l’esame della precedente manovra, senza arrivare all’approvazione di una disposizione che riaprisse i termini.

Tra i sostenitori dell’iniziativa c’è Edmondo Cirielli, già candidato alla presidenza della Regione, che durante la campagna elettorale aveva definito la riapertura un «atto di giustizia», sostenendo che i proprietari campani non dovessero essere trattati diversamente da quelli delle altre regioni. Il suo è un argomento politico a favore della proposta, non l’annuncio di una sanatoria già in vigore.

Perché si parla ancora del condono del 2003

Il riferimento è alla sanatoria straordinaria introdotta dal decreto-legge 269 del 2003, poi convertito nella legge 326 dello stesso anno. In Campania la disciplina nazionale fu accompagnata da provvedimenti regionali restrittivi e da un lungo contenzioso costituzionale. La Regione approvò anche la legge regionale 10 del 2004 per regolare l’applicazione della sanatoria sul territorio.

Per questo l’espressione «Campania esclusa dal condono», ricorrente nel dibattito politico, riassume una vicenda normativa più articolata: la nuova iniziativa dovrebbe chiarire esattamente quali pratiche potrebbero essere ammesse e il rapporto con le norme regionali vigenti.

Quali abusi si potrebbero sanare e cosa cambia per i cittadini

Per ora non cambia nulla. Non è stato approvato un emendamento e non sono stati definiti termini, costi, documenti richiesti o categorie di immobili ammissibili. Secondo le anticipazioni di stampa, il confronto potrebbe riguardare gli abusi risalenti al periodo precedente al condono del 2003; non ci sono invece elementi per sostenere che la proposta consentirebbe di regolarizzare indiscriminatamente costruzioni più recenti o immobili soggetti a vincoli.

Sul tavolo della maggioranza sarebbero state considerate anche ipotesi più ampie, relative a piccole difformità edilizie nel resto d’Italia. Si tratterebbe però di un percorso distinto, ancora tutto da precisare. Il dibattito si intreccia con quello sul decreto Salva-Casa, già raccontato da Teleclubitalia nel confronto tra governo e associazioni ambientaliste: i due strumenti non vanno confusi, perché una sanatoria straordinaria e la regolarizzazione delle difformità disciplinata dalla legislazione ordinaria seguono regole differenti.

Le posizioni politiche: tra richieste di regolarizzazione e critiche all’abusivismo

Fratelli d’Italia presenta l’ipotesi come un modo per affrontare situazioni edilizie rimaste irrisolte per oltre vent’anni. Dall’opposizione arrivano però critiche: Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha contestato l’iniziativa, sostenendo che una nuova apertura del condono rischierebbe di dare un segnale favorevole all’illegalità edilizia.

Il tema ha risvolti concreti anche nei comuni della provincia di Napoli, dove ordinanze di demolizione e lunghi contenziosi continuano a interessare famiglie e proprietari. A Giugliano, per esempio, Teleclubitalia aveva seguito la vicenda di una casa demolita dopo 26 anni di ricorsi, un caso distinto dall’ipotesi normativa oggi allo studio.

Il prossimo passaggio decisivo sarà l’eventuale deposito del testo in Parlamento: solo allora sarà possibile capire chi potrebbe beneficiarne e quali limiti e condizioni verrebbero previsti.

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