Camorra, il carcere non fermava gli affari dei clan: ordini e traffico di cocaina dalle celle

Camorra, il carcere non fermava gli affari dei clan: ordini, estorsioni e traffico di cocaina dalle celle

Continuavano a impartire ordini, organizzare estorsioni e gestire traffici di droga nonostante si trovassero dietro le sbarre. Come riportato questa mattina, un’operazione dei Carabinieri e della Polizia Penitenziaria, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di soggetti gravemente indiziati di diversi reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Ma è soprattutto il sistema di comunicazioni clandestine utilizzato dai detenuti a rappresentare uno degli aspetti più significativi dell’inchiesta. Attraverso smartphone introdotti illegalmente negli istituti penitenziari, alcuni esponenti di vertice della camorra napoletana avrebbero continuato a mantenere il controllo sulle attività criminali, comunicando con gli affiliati in libertà e organizzando nuovi affari illeciti.

Il clan Troncone e gli ordini impartiti dal carcere di Milano Opera

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori spicca quello relativo a un elemento apicale del clan Troncone, detenuto nel carcere di Milano Opera.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe utilizzato telefoni cellulari introdotti clandestinamente nella struttura per impartire direttive ai sodali ancora in libertà e organizzare attività estorsive.

Un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe consentito all’esponente del clan di continuare a esercitare il proprio potere criminale anche dall’interno della cella, mantenendo un collegamento diretto con l’organizzazione sul territorio.

Droga gestita dal carcere di Siracusa: i collegamenti con altri clan

Un altro filone investigativo riguarda un affiliato allo stesso clan Troncone, detenuto nel carcere di Siracusa. L’uomo, sempre attraverso l’utilizzo di dispositivi cellulari non autorizzati, avrebbe avviato un’attività di intermediazione nella vendita di cocaina, rifornendosi da altri detenuti legati a diverse organizzazioni camorristiche campane. Tra i clan citati dagli investigatori figurano i Mazzarella, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato, De Luca-Bossa-Minichini e D’Amico.

Una rete di contatti che, secondo gli inquirenti, avrebbe permesso di mantenere rapporti criminali e organizzare traffici di stupefacenti anche tra soggetti reclusi in istituti penitenziari differenti.

Le intercettazioni in carcere e l’inchiesta della DDA di Napoli

L’indagine, condotta tra luglio 2025 e aprile 2026 dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Napoli-Bagnoli, con la collaborazione del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Fondamentali le intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate anche all’interno delle strutture penitenziarie, che avrebbero consentito agli investigatori di documentare la presunta operatività di esponenti di vertice di diversi clan camorristici della città e della provincia di Napoli. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, traffico di stupefacenti, estorsione, lesioni personali, violenza privata e violenza per costringere a commettere un reato, con le aggravanti mafiose.

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