Si apre un nuovo terreno di scontro tra il Governo Meloni e la Regione Campania sull’autonomia differenziata. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri agli schemi delle intese definitive con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, il governatore Roberto Fico annuncia battaglia e prepara il ricorso alla Corte costituzionale.
Al centro della contestazione, il rischio di accentuare le disuguaglianze tra Nord e Sud, soprattutto nell’accesso ai servizi essenziali, a partire dalla sanità. Il passaggio approvato dal Governo il 13 ottobre rappresenta un’accelerazione nell’attuazione della legge Calderoli, anche se i provvedimenti dovranno ancora affrontare l’esame parlamentare.
Autonomia differenziata, Fico annuncia il ricorso alla Consulta
La posizione del presidente della Campania è netta. Fico ribadisce la contrarietà alla riforma e mette in guardia dalle conseguenze che, a suo giudizio, potrebbero derivarne per le regioni economicamente più deboli.
“Si tratta di un provvedimento scellerato che farà aumentare le disuguaglianze nel nostro Paese”, afferma il governatore in una nota, confermando l’intenzione della Regione Campania di rivolgersi alla Corte costituzionale. A preoccupare Fico è soprattutto il possibile ampliamento del divario nell’offerta dei servizi pubblici. Il presidente teme che il trasferimento di maggiori competenze alle Regioni possa penalizzare ulteriormente i territori già in difficoltà, favorendo anche lo spostamento di personale qualificato verso le aree più ricche, in particolare nel settore sanitario.
Sei governatori contro i tagli ai fondi europei
Intanto, la battaglia politica si allarga anche a Bruxelles. Fico è infatti tra i sei presidenti di Regione che hanno sottoscritto un documento contro i possibili tagli ai fondi europei e il ridimensionamento del ruolo dei territori nella gestione delle risorse comunitarie. Con lui figurano Antonio Decaro per la Puglia, Alessandra Todde per la Sardegna, Stefania Proietti per l’Umbria, Michele de Pascale per l’Emilia-Romagna ed Eugenio Giani per la Toscana.
Il documento, intitolato Un’Europa dei territori, non un’Europa dei tagli, è stato sottoscritto anche dai capidelegazione del Pd e del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti e Pasquale Tridico, e da Luca Menesini, presidente del gruppo socialista al Comitato europeo delle Regioni.
Nel mirino c’è il prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034, sul quale la presidenza irlandese del Consiglio Ue ha presentato una proposta negoziale il 10 ottobre.
Fondi per agricoltura e coesione, le richieste all’Europa
I firmatari chiedono di salvaguardare le risorse destinate alla coesione territoriale e all’agricoltura, opponendosi a un modello di gestione che, secondo loro, rischierebbe di concentrare maggiori poteri decisionali nelle mani dei governi nazionali. Tra le richieste avanzate figurano una politica agricola europea autonoma, una dotazione stabile per i fondi di coesione e l’istituzione di una riserva di solidarietà per le catastrofi naturali di almeno quattro miliardi di euro all’anno.
I governatori chiedono inoltre una clausola di sussidiarietà che consenta di respingere i piani nazionali qualora non rispettino le competenze regionali. Due battaglie distinte, dunque, quella sull’autonomia differenziata in Italia e quella sul futuro bilancio europeo, ma accomunate dalla preoccupazione per l’aumento delle disuguaglianze territoriali.







