«Sto pagando per aver tentato di salvare i figli degli altri. Ma la vittima oggi sono io». Con queste parole Guido Oppido, il cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto di cuore su Domenico Caliendo, rompe il silenzio e affida la sua difesa alla trasmissione “Lo stato delle cose” su Rai3. Il medico, attualmente indagato insieme ad altri sei sanitari e sospeso dal Monaldi, respinge le accuse e sostiene di aver operato correttamente: «Ho fatto ciò che dovevo fare e l’ho fatto bene».
Morte del piccolo Domenico, parla Oppido: “Ho fatto ciò che dovevo fare e l’ho fatto bene”
Oppido è il chirurgo che ha materialmente impiantato nel corpo del piccolo il cuore arrivato da Bolzano, organo che – secondo quanto accertato finora – sarebbe giunto già danneggiato. Il medico punta il dito anche contro l’esposizione mediatica della vicenda, accusando la stampa di avergli «rovinato la vita». «In undici anni ho operato tremila bambini in Campania», rivendica, aggiungendo di non sapere cosa sia andato storto. E sull’ipotesi che durante il trasporto sia stato utilizzato ghiaccio secco al posto di quello tradizionale si chiede: «Posso avere colpa io?».
Le indagini, però, mirano a chiarire con precisione quanto accaduto in sala operatoria. Se non ci sarebbero dubbi sulle condizioni compromesse dell’organo al momento dell’arrivo, restano da verificare le procedure seguite dal chirurgo e il rispetto delle tempistiche. Alcune incongruenze sarebbero emerse nei racconti forniti da Oppido e dagli altri componenti dell’équipe, in particolare sui tempi dell’intervento. Al centro degli accertamenti c’è il sospetto che il cuore malato del bambino sia stato rimosso prima di avere la certezza che quello nuovo fosse effettivamente idoneo al trapianto. Oppido rimanda ogni chiarimento ai magistrati.
Oggi l’autopsia
Intanto, oggi 3 marzo, rappresenta una tappa cruciale dell’inchiesta: verrà eseguita l’autopsia sul corpo di Domenico, il bimbo di due anni e mezzo morto dopo l’operazione all’ospedale Monaldi di Napoli. L’esame dovrà fare luce sulla catena di eventi che ha portato al decesso e rispondere a interrogativi fondamentali. Tra questi, la possibilità che il piccolo potesse essere salvato in attesa di un secondo organo compatibile. Gli inquirenti vogliono capire se il clampaggio dell’aorta e la successiva cardiectomia siano stati effettuati prima di verificare le condizioni del cuore da impiantare.
L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, spiega le aspettative legate all’esame autoptico: «Ci aspettiamo che emerga se fosse percorribile un’altra strada terapeutica che avrebbe consentito a Domenico di restare in lista e ricevere il secondo cuore arrivato successivamente». Il legale chiede inoltre di approfondire l’eventuale lesione al ventricolo sinistro, circostanza riportata dagli organi di stampa, e di chiarire l’orario esatto del clampaggio aortico. «Vogliamo sapere se esiste la cartella anestesiologica – aggiunge – perché al momento non ci è stata trasmessa dal Monaldi». Di fronte alle parole del chirurgo, la madre del piccolo si limita a una replica asciutta: «Non commento. La vittima è solo Domenico».








