L’emozione è palpabile tra amici e famiglia prima dell’esibizione di Samurai Jay sul palco dell’Ariston. Poi Carlo Conti lo annuncia. Una vera e propria festa che ha contagiato tutta Mugnano. La famiglia è entusiasta.
Sanremo 2026, tanta Napoli tra cantanti e orchestra: da Luché a Kekko D’Alessio
Samurai Jay, il ragazzo cresciuto tra i vicoli di Mugnano, sul palco più prestigioso della musica Italiana, l’orgoglio non solo della sua famiglia, ma di tutta l’area nord. Intanto “Ossessione” è già un successo e un ritornello fresco che resta in testa. Mai come quest’anno Napoli conquista il palco del Festival di Sanremo con un’ondata di artisti e sonorità diverse, ma unite dalla stessa radice partenopea.
Ad aprire il quadro è Luché, in gara con “Labirinto”: una storia d’amore tormentata che mescola rap e melodia, con atmosfere e groove dal sapore anni ’80. Cambio di ritmo con Samurai Jay, che accende l’Ariston con un sound fresco ed estivo. Applausi e coro del pubblico per Sal Da Vinci: scende le scale accompagnato dalle note del suo successo “Rossetto e Caffè” e al termine dell’esibizione l’Ariston gli tributa una standing ovation.
Spazio poi alla coppia LDA e Aka7, amici nella vita e complici sul palco. Intesa evidente, energia condivisa e direzione orchestrale affidata al maestro Kekko D’Alessio. Anche a tarda sera, il teatro canta e balla. Tra i protagonisti dietro le quinte spicca Davide Petrella, originario di Mugnano, che firma di “Romantici” per Tommaso Paradiso e dello stesso “Labirinto” di Luchè. E da Afragola il maestro Campagnoli, presenza storica nella direzione d’orchestra. Un Festival che parla anche napoletano: generi diversi, identità forti e un filo comune che profuma di tradizione e innovazione.








