Taverna del Re, dopo le fiamme resta l’incubo ecoballe: allarme per aria e raccolti

Taverna del Re, dopo le fiamme resta l’incubo ecoballe: allarme per aria e raccolti
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Ore di lavoro tra fumo, rifiuti e cumuli di ecoballe per mettere in sicurezza Taverna del Re. Mentre i Vigili del Fuoco continuano a fronteggiare le conseguenze dell’incendio che ha colpito il deposito nell’area di Giugliano, l’emergenza si sposta sul fronte ambientale. Arpac monitora l’aria, la raccolta dei prodotti agricoli è stata vietata in via precauzionale entro 500 metri e gli investigatori cercano di stabilire chi o cosa abbia innescato le fiamme. Sullo sfondo resta un problema molto più grande: milioni di tonnellate di rifiuti che da decenni rappresentano una delle eredità più pesanti dell’emergenza campana.

Le fiamme hanno raggiunto una parte del cumulo già movimentato e destinato al trasferimento, divorando teloni e immondizia ammassata in una piazzola. La nube sprigionata dal sito è stata visibile a chilometri di distanza. Nessuna persona è rimasta ferita, ma l’intervento si è rivelato particolarmente delicato per la natura e la quantità del materiale presente.

Vigili del Fuoco, ore di lavoro tra le ecoballe

Sono stati soprattutto i Vigili del Fuoco a sostenere il peso delle operazioni sul campo, lavorando per contenere le fiamme, impedire che raggiungessero altri cumuli e mettere progressivamente in sicurezza l’area.

Un lavoro complesso in un sito dove la presenza di enormi quantità di rifiuti rende particolarmente difficile la gestione di un incendio e impone attenzione anche dopo lo spegnimento delle fiamme. Insieme ai pompieri hanno operato i carabinieri del Reggimento Campania e della Compagnia di Giugliano.

Parallelamente sono partite le indagini. L’origine dell’incendio non è ancora stata stabilita e non viene esclusa la pista dolosa. Gli investigatori attendono risposte anche dalle telecamere della zona, le cui immagini potrebbero permettere di ricostruire cosa sia accaduto prima dell’incendio.

Arpac controlla l’aria, raccolti vietati entro 500 metri

Spente e circoscritte le fiamme, resta il problema di ciò che il rogo potrebbe aver disperso nell’ambiente. Il prefetto di Napoli ha convocato il Centro coordinamento soccorsi, mentre l’Arpac è impegnata nel monitoraggio della qualità dell’aria.

D’intesa con l’Asl Napoli 2 Nord è stata adottata una misura precauzionale che riguarda direttamente il territorio circostante: vietata la raccolta dei prodotti agricoli entro 500 metri dal deposito. «La priorità è tutelare la salute delle cittadine e dei cittadini e l’ambiente, con la massima attenzione e senza creare allarmismi, ma anche senza abbassare la guardia», ha dichiarato l’assessora regionale Claudia Pecoraro. Saranno i risultati delle analisi a indicare la durata delle restrizioni e a stabilire se sarà necessario estendere ulteriormente l’area sottoposta alle misure precauzionali.

Sotto i teli l’eredità dell’emergenza rifiuti

Ma per capire perché un incendio a Taverna del Re continui a fare paura bisogna guardare sotto quei teli e tornare indietro negli anni. Il sito è uno dei simboli più potenti dell’emergenza rifiuti che ha segnato la Campania. Nei depositi regionali furono accumulate quasi 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti imballati. Una massa enorme che il mancato completamento del sistema integrato trasformò in un problema destinato a sopravvivere alla fase più acuta della crisi.

Le immagini delle montagne di ecoballe sono diventate negli anni il simbolo di una terra costretta a convivere con milioni di tonnellate di rifiuti in attesa di una destinazione definitiva. E il fuoco non è una novità. Nello stesso sito un precedente incendio aveva già coinvolto circa duecento quintali di balle.

Ponte Riccio e la corsa per liberare il territorio

Una parte della partita per eliminare questa pesante eredità si gioca a Ponte Riccio, dove è attivo un impianto per il trattamento del materiale. La lavorazione consente di recuperare metalli e, in misura inferiore, plastiche. La parte residua viene invece destinata alla produzione di energia, anche attraverso impianti situati fuori dall’Italia.

A pieno regime la struttura può riprocessare circa 200mila tonnellate all’anno. La Regione aveva puntato alla rimozione di altre 700mila tonnellate, con l’obiettivo di portare al 72% lo smaltimento dei circa 4,2 milioni di tonnellate ancora presenti nei depositi.

Numeri enormi che raccontano anche la dimensione del problema. Lo smaltimento procede, ma tempi, costi e risultati hanno continuato ad alimentare polemiche e proteste, comprese quelle contro nuovi impianti nell’area di Giugliano.

Da Taverna del Re alla Masseria Ferraioli, un territorio ancora sotto pressione

E il fuoco non si è fermato a Giugliano. A poca distanza un altro incendio ha devastato circa quattro ettari della Masseria Antonio Esposito Ferraioli di Afragola, il bene confiscato alla camorra diventato negli anni un presidio sociale e ambientale. Le fiamme hanno cancellato parte del lavoro costruito da volontari e associazioni, raggiungendo orti, alberi e aree del “Museo vivente della biodiversità”. Adesso c’è anche un’altra preoccupazione: i danni ai confini della Masseria potrebbero rendere alcune zone più vulnerabili agli sversamenti abusivi. La Cgil ha chiesto che non venga dispersa l’esperienza costruita negli anni attorno al bene confiscato.

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