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Piovono bombe sull’Ucraina. La guerra lampo di Vladimir Putin punta a espugnare la città di Kiev da qui alle prossime 48 ore. Ma quando si fermerà la Russia? Cosa prevede il piano del Cremlino nell prossime ore? Le ambizioni imperialiste del nuovo zar di Mosca non potrebbero finire qui. Alcuni osservatori internazionali temono che l’Ucraina sia solo il primo passo verso una politica di espansione territoriale volta a ridefinire i confini del Vecchio Continente.

Quando si fermerà la Russia: il piano di Putin

Putin vuole conquistare l’intero controllo sull’Ucraina. Nel suo ultimo discorso rivolto alla nazione, per giustificare l’attacco agli occhi dell’opinione pubblica, ha manifestato la volontà di “demilitarizzare” e “denazificare” Kiev. Tradotto: neutralizzare ogni eventuale minaccia occidentale presente sul territorio ucraino. Anzitutto il governo guidato dal premier Volodymyr Zelensky, da sempre filo occidentale e ansioso di entrare a far parte della Nato. Decapitato l’attuale Esecutivo, il Cremlino spingerà per l’insediamento di un Governo fantoccio che si dichiari neutrale e che riscriva la Costituzione mettendo per iscritto il divieto di aderire a organizzazioni transnazionali di natura militare.

Ma le richieste messe sul tavolo da Vladimir Putin in queste settimane non si sono fermate qui. Lo zar di San Pietroburgo vuole demilitarizzare i confini europei che percepisce come un minaccia all’integrità nazionale di Mosca. Avrebbe espressamente chiesto la chiusura dei siti missilistici in Polonia e quelli in costruzione in Romania. Un programma di ridefinizione dell’architettura di difesa dell’Europa che smantelli di fatto gran parte del ruolo della Nato nell’Est Europa e ricostruisca un fascia di Stati cuscinetto tra Occidente e Oriente. I negoziati in questi mesi sono naufragati, portando all’escalation e alla guerra di questi giorni.

Perché l’Ucraina?

Il punto di rottura è stato il 2014, anno della rivoluzione di Maidan che ha progressivamente avvicinato Kiev all’Unione Europea. In quell’anno l’Ucraina, afflitta da problemi economici e finanziari, era a un bivio: scegliere o la Russia o l’Unione Europea per l’ottenimento di investimenti e finanziamenti che risollevassero le sorti del Paese. La sottoscrizione di un accordo con l’Ue e la cacciata dell’allora presidente dell’Ucraina, Viktor Janukovyč, a seguito di scontri e manifestazioni che agitarono il Paese, fecero gridare la Russia al “colpo di Stato”.

Da lì la scelta di Mosca di attaccare con la forza il nuovo Governo ad interim invadendo la Crimea. Negli ultimi otto anni la situazione non è migliorata: l’Ucraina era in procinto di avviare le procedure interne per l’adesione alla Nato. Una scelta che avrebbe portato alla costruzione di basi militari e missilistiche occidentali alle porte della Russia distruggendo così l’ultimo “cuscinetto” che divide gli ex due blocchi della Guerra Fredda.

E dopo l’Ucraina…

L’obiettivo di Putin è piegare l’Ue e la Nato alle proprie richieste con la forza. Per il capo del Cremlino l’attacco e l’invasione dell’Ucraina era l’unica strada per impedire l’occidentalizzazione completa dell’ex repubblica sovietica. Il futuro dell’Europa adesso dipenderà dall’arrendevolezza degli alleati atlantici e dalla loro disponibilità a negoziare una ridefinizione degli assetti militari dell’Est Europa che riporti l’orologio della storia indietro di più di trent’anni.

Se l’Ue e gli Stati Uniti non cederanno ai diktat russi, le tensioni potrebbero generare un nuovo clima da Guerra Fredda con ripercussioni sulla stabilità internazionale e sugli scambi commerciali. Nello scenario peggiore, Mosca, rafforzata da un nuovo asse con Pechino, potrebbe decidere di stabilire questo nuovo ordine mondiale con la forza, riportando i paesi Baltici e la Polonia nella sfera “cuscinetto” a colpi di sabotaggi informatici, incursioni militari e operazioni di spionaggio. A quel punto lo scontro militare con i membri della Nato potrebbe diventare inevitabile.

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