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Una spina del Novecento nel fianco del XXI Secolo. A sentire le dichiarazioni e i propositi di Vladimir Putin, la Russia vuole riportare la lancette del tempo indietro di più di trent’anni, ricostruire l’Europa dei due blocchi e la cortina di ferro, ripopolare il Vecchio Continente di tutti quei fantasmi scomodi che pensavamo di aver relegato nelle pagine dei libri di storia. Oggi espressioni come Guerra Fredda e Patto di Varsavia resuscitano dalle vecchie enciclopedie per riapparire sulle pagine dei social network e sugli schermi degli smartphone. Obiettivo finale: restaurare l’Ex Unione Sovietica.

Putin, il sogno di riportare in vita l’URSS

Il comunismo è un sogno seppellito sotto le macerie del muro di Berlino. Ma l’imperialismo russo, di cui l’ex regime comunista si faceva interprete, è stato alimentato in questi anni dalle manie di grandezza di Vladimir Putin. Del resto, anche nelle sue ultime esternazioni pubbliche, l’erede post-sovietico dello zarismo non ha mai nascosto di considerare la dissoluzione dell’URSS un grande errore storico. Per il capo del Cremlino l’Ucraina e la Bielorussia sono un’appendice della Russia, sia per etnia che per tradizioni e cultura. L’espansione della Nato a Est deve fermarsi. Bisogna ricostruire un cuscinetto geopolitico che difenda Mosca dall’Occidente e dal virus della democrazia.

La nuova Europa di Putin: Ucraina e Bielorussia con Mosca

La guerra ibrida di Putin, però, non prevede strappi clamorosi. Procede per forzature, colpi di mano, sabotaggi informatici, ricatti energetici, pretese al rialzo sui tavoli delle cancellerie internazionali. E così è stato dal 2008. Prima la Georgia, poi la Crimea. Ora il Donbass. Pezzo dopo pezzo, l’autocrate militarista alla guida del Cremlino sta ridisegnando i confini dell’Est Europa. Anzitutto con la riannessione dell’Ucraina, l’altro Stato che, insieme alla Bielorussia, costituisce un tassello fondamentale della nuova mappa geografica che i vertici russi hanno in mente. I due Stati-cuscinetto, nella logica di Putin, devono essere affidati a Governi fantocci al servizio della Russia.

L’altra grande sfida a Est che l’ex funzionario dell’intelligence del Kgb ha in mente è riassorbire almeno una parte delle ex repubbliche sovietiche nell’orbita politica e militare di Mosca. E’ quanto successo in occasione della crisi in Kazakistan dello scorso gennaio per i rincari delle bollette. In quella circostanza, a intervenire per sedare i venti di rivolta contro il regime di Tokayev furono proprio le truppe russe inviate da Mosca. Anche qui la capacità di Putin di manovrare i destini politici di uno Stato – sovrano, almeno sulla carta – è stata evidente.

Un ritorno al Patto di Varsavia?

Dopo la Bielorussia e l’Ucraina la Russia si fermerà? La Nato e l’Unione Europa temono di no. Il desiderio inconfessabile di Putin è di ricacciare l’Occidente dietro la linea della vecchia cortina di ferro e restaurare il potere nei paesi dell’Est che dal Patto di Varsavia sono transitati sotto l’egida atlantica: Polonia, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca, così come le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania), nei cui fianchi è conficcato l’exclave di Klaniningrad. Per frenare le ambizioni espansionistiche del Cremlino gli Stati Uniti guidati da Biden stanno già valutando di rafforzare la presenza di truppe e forze militari sui confini orientali così da lanciare un messaggio chiaro alla Russia: “Non puoi andare oltre”.

La sfida della Nato e gli occhi della Cina sulla crisi ucraina

Un Risiko complicato, dove non è facile capire fin dove possano spingersi le ambizioni di Mosca e soprattutto fino a che punto la Nato si mostrerà compatta nella difesa dei suoi confini. Alcuni alleati degli Usa, come Germania e Italia, temono che la rottura definitiva dei rapporti con la Russia possa compromettere la ripresa economica, pesantemente condizionata dalle forniture energetiche che arrivano dall’Asia.

Per emanciparsi definitivamente dal Cremlino, l’Europa chiede agli Stati Uniti nuove risorse di gas per completare la transizione ecologica in corso da qui ai prossimi dieci anni. In caso contrario, i tentennamenti e le debolezze dell’UE nella sfida ad Est del Vecchio Continente rischiano di rafforzare Putin e di lasciargli ampi margini di manovra. Un banco di prova fondamentale, quello della Nato, anche per ridefinire gli equilibri di forza con l’altro gigante asiatico: la Cina. Pechino è ansiosa di riconquistare l’isola di Taiwan senza la minaccia di ritorsioni internazionali e vuole affermare il proprio dominio sul Pacifico. Per il regime di Xi Jiping la Russia può essere un ottimo alleato nella ripartizione delle nuove zone di influenza del Pianeta. Così come indebolire l’Occidente un obiettivo comune da perseguire.

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