Il caso Cardarelli: donna denuncia di essere stata sterilizzata senza consenso durante cesareo

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Secondo la ricostruzione fornita dal legale della donna, l’avvocato Francesco Petruzzi, tutto sarebbe iniziato quando la paziente, all’epoca 32enne e alla 17ª settimana di gravidanza, scoprì che la bambina che portava in grembo era morta.

La donna venne quindi sottoposta a un intervento chirurgico al Cardarelli, il 18 agosto 2023, per affrontare la perdita della gravidanza.

In quel momento, secondo quanto riferito dalla difesa, la paziente avrebbe espresso la volontà di preservare la possibilità di avere altri figli. Nonostante questo, nella documentazione sanitaria sarebbe comparso un riferimento a una procedura di sterilizzazione tubarica bilaterale.

La scoperta nella cartella clinica

Il dettaglio che ha fatto scattare la denuncia sarebbe contenuto proprio nella cartella clinica relativa all’intervento.

Secondo l’avvocato, nel registro operatorio comparirebbero le diciture «legatura e sezione bilaterale delle tube» e «intervento di Pomeroy», una tecnica chirurgica che consiste nell’interrompere il collegamento tra le tube uterine, impedendo il concepimento naturale.

La donna sostiene di non essere mai stata informata della procedura e di non aver mai firmato un consenso specifico per un intervento destinato a compromettere la propria fertilità.

La documentazione sarebbe stata esaminata successivamente, anche attraverso una consulenza medico-legale, dopo che la paziente aveva iniziato a interrogarsi sulle difficoltà nel rimanere nuovamente incinta.

La denuncia e la replica del Cardarelli

La donna ha deciso di rivolgersi ai Carabinieri, presentando un esposto per chiedere che venga fatta piena luce su quanto sarebbe accaduto durante l’intervento del 2023.

La vicenda è stata portata all’attenzione dell’ospedale, che ha avviato verifiche interne attraverso le unità operative coinvolte.

Il Cardarelli ha comunicato che dalle prime verifiche effettuate non sarebbe emersa alcuna procedura che abbia interessato le tube uterine, annunciando ulteriori approfondimenti sulla documentazione sanitaria.

Una posizione contestata dal legale della paziente, che sostiene invece di avere a disposizione documenti ospedalieri nei quali sarebbe riportata proprio la sterilizzazione bilaterale.

Adesso saranno gli accertamenti sulla cartella clinica, sui registri operatori e sulla documentazione sanitaria a dover chiarire le diverse ricostruzioni.

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