Nuove e inquietanti rivelazioni emergono dall’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio 2026 all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo un trapianto di cuore fallito eseguito il 23 dicembre 2025.
A riaccendere i riflettori sulla vicenda sono alcune conversazioni private tra medici, acquisite nell’ambito delle indagini, che restituiscono un quadro di tensioni, accuse reciproche e preoccupazioni all’interno dell’équipe sanitaria. A colpire è soprattutto un messaggio inviato il 7 febbraio 2026 da Vincenzo Pagano, uno dei chirurghi coinvolti nelle operazioni di espianto e trapianto del cuore destinato al bambino. Rivolgendosi a un collega non indagato, il medico scrive: «Fraté abbiamo fatto tre morti dall’inizio dell’anno… sto iniziando a sperare che ci arrestano tutti».
Una frase pesante, ora al centro dell’attenzione, che solleva interrogativi sul clima vissuto dagli operatori sanitari. Il riferimento alle tre morti, tuttavia, non costituisce di per sé una prova di responsabilità mediche in altri decessi, né permette di stabilire a quali episodi il chirurgo si riferisse.
Le accuse nelle conversazioni: il cuore non sarebbe stato controllato
Nella stessa chat, Pagano avanza una precisa ricostruzione delle cause della tragedia, attribuendo un ruolo determinante alla mancata verifica delle condizioni del cuore prima dell’impianto. Il chirurgo sostiene che il medico incaricato di impiantare l’organo non avrebbe effettuato l’esame obiettivo previsto dalle indicazioni del Centro Nazionale Trapianti. Si tratta, al momento, di un’affermazione contenuta in una conversazione privata, la cui rilevanza dovrà essere valutata dagli investigatori insieme agli accertamenti tecnici.
Nel mirino delle tensioni interne compare anche il cardiochirurgo Guido Oppido, responsabile dell’équipe che ha operato il bambino. Pagano, in un altro passaggio, lo accusa di continuare ad attribuire responsabilità ad altri e fa riferimento a un periodo di ferie programmato fino all’8 marzo. Secondo quanto ricostruito dall’ANSA, la direzione dell’ospedale avrebbe però revocato le ferie richieste da Oppido, ritenendo necessaria la sua presenza per garantire la continuità delle cure al piccolo Domenico.
Il cuore arrivato da Bolzano e il trapianto fallito
La tragedia risale al 23 dicembre 2025, quando Domenico viene sottoposto a un delicatissimo intervento all’ospedale Monaldi. Il cuore destinato al bambino era stato prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli, ma durante il trasferimento l’organo avrebbe subito gravissimi danni a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco, che ne aveva provocato il congelamento.
Nonostante le condizioni dell’organo, il trapianto viene comunque eseguito. Da quel momento inizia per Domenico un lungo periodo di ricovero in terapia intensiva, durante il quale il bambino resta collegato all’ECMO, un sistema di supporto extracorporeo capace di sostituire temporaneamente le funzioni cardiache e respiratorie.
Le condizioni del piccolo peggiorano progressivamente fino al decesso, avvenuto il 21 febbraio. Le indagini della Procura di Napoli puntano a chiarire non soltanto le responsabilità legate alla conservazione e al trasporto dell’organo, ma anche le decisioni adottate dai sanitari prima e dopo il trapianto.
Le altre chat e il dubbio su un secondo trapianto
Le conversazioni emerse dagli accertamenti sui telefoni dei medici aprono un ulteriore fronte investigativo: quello relativo alle possibilità di salvare Domenico attraverso un secondo trapianto. In una chat del 13 febbraio, alcuni anestesisti del Monaldi discutono delle condizioni ormai gravissime del bambino. Uno dei messaggi lascia intendere che un nuovo intervento avrebbe potuto essere preso in considerazione nelle settimane precedenti, ma che in quel momento il peggioramento clinico lo rendeva ormai impraticabile.
È proprio questo uno dei punti sui quali insiste da tempo la famiglia Caliendo-Mercolino. Secondo la posizione sostenuta dal legale Francesco Petruzzi, un eventuale ricorso tempestivo al Berlin Heart, un dispositivo di assistenza cardiaca meccanica, avrebbe potuto offrire al bambino maggiori possibilità di affrontare un nuovo trapianto. Si tratta di un’ipotesi ancora oggetto di valutazione tecnica e giudiziaria, non di una possibilità di salvezza scientificamente accertata nel caso specifico.
La famiglia chiede nuovi interrogatori in Procura
Alla luce delle nuove conversazioni, l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste i familiari di Domenico, ha annunciato per oggi, 27 ottobre, un’iniziativa presso la Procura di Napoli. Il legale intende chiedere che le persone coinvolte nelle chat vengano ascoltate dagli inquirenti come persone informate sui fatti, affinché possano chiarire il significato dei messaggi e fornire eventuali ulteriori elementi utili alla ricostruzione della vicenda. L’obiettivo è approfondire quanto accaduto all’interno dell’équipe sanitaria, individuare eventuali contraddizioni nelle ricostruzioni e verificare se siano state omesse informazioni rilevanti.
Sette medici indagati, attesa per la superperizia
L’inchiesta coordinata dalla Procura partenopea vede sette sanitari indagati per omicidio colposo. Un ulteriore filone riguarda le presunte alterazioni della documentazione clinica, con contestazioni di falso nei confronti di Guido Oppido e della cardiochirurga Emma Bergonzoni.
Un passaggio fondamentale dell’indagine è rappresentato dalla superperizia di circa 600 pagine, depositata il 10 settembre dai consulenti nominati dal giudice. Gli esperti hanno esaminato l’intera vicenda clinica, dalle modalità del trapianto alle decisioni terapeutiche adottate successivamente. Per il 12 e 13 novembre sono previsti l’esame e il controesame dei periti nell’ambito dell’incidente probatorio, un appuntamento decisivo per il confronto tecnico sulle possibili responsabilità.
Le nuove chat aggiungono dunque elementi a una vicenda giudiziaria e sanitaria ancora lontana da una conclusione. Le dichiarazioni dei medici dovranno essere verificate e confrontate con le risultanze delle perizie, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati.







