Non è la Vigilia di Capodanno se sulle tavole degli italiani non viene servito il cotechino con le lenticchie. Una tradizione culinaria che nel Bel Paese si rispetta da sempre e che ha radici profonde e antichissime.

Cotechino e lenticchie, perché si mangiano a Capodanno: il motivo

C’è chi tira in ballo l’episodio delle lenticchie tra Esaù e Giacobbe dell’Antico Testamento. In realtà i primi a introdurre il rito della lenticchia dopo la mezzanotte del 31 dicembre furono i Romani. Il legume era infatti considerato dagli antichi romani un vero e proprio investimento per i mesi a venire, e oltre a cibarsene, si usava anche regalarne un sacchetto a parenti ed amici, con la speranza si trasformasse in monete.

Per quanto riguarda il cotechino, o zampone, la prima testimonianza risale al periodo dell’umanesimo. Pico della Mirandola, noto filosofo ed umanista vissuto nella metà del ‘400, consigliò ai proprio concittadini, assediati dalle truppe del Papa, di macellare i maiali rimasti nelle stalle, mettendo la carne, per conservarla, all’interno della cotenna dei suini e delle zampe, con delle spezie.

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Esiste però un’altra ragione per cui il cotechino è tra i protagonisti indiscussi del cenone di Capodanno. Questa risiede nella pratica di macellare la carne intorno al periodo di Santa Lucia: trascorsi circa 15 giorni, infatti, il prodotto macellato è pronto per essere gustato da tutti.

Differenza tra cotechino e zampone

Ma qual è la differenza tra cotechino e zampone? Entrambi sono molto simili, non solo esteticamente, ma anche l’impasto lo è. Essi infatti sono composti da: 60% di carni magre fresche (polpa di spalla, gamba, collo e geretto), il 20% di cotenna tenera e il 20% di gola, guanciale e pancetta e tante spezie.

La vera differenza sta nell’involucro: la zampa di maiale anteriore per lo zampone, mentre il budello, naturale o artificiale, per il cotechino.

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