Il 24 dicembre non si mangia carne ma solo pesce. Lo impone infatti la tradizione: ma come mai? La spiegazione sta nelle usanze della tradizione religiosa cattolica che vorrebbe, per il giorno che precede la festività, una tavola austera. Con del solo cibo povero. O addirittura il digiuno.

Perché la Vigilia di Natale non si mangia carne: il motivo

Sebbene oggigiorno il pesce costi di più rispetto alla carne, in passato non era così. Il cibo povero per eccellenza era il pesce ed era alla porta di tutti, la carne infatti veniva consumata soltanto nelle ricorrenze speciali. Almeno da coloro che potevano permettersi di comprarla.

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Secondo i precetti della regione cattolica, il divieto di mangiare carne nell’ultimo giorno dell’Avvento non è altro che una forma di rispetto per la nascita del Messia. A Pasqua come forma di rispetto, invece, per la sua morte.

In occasione delle grandi ricorrenze nel Medioevo si praticava perfino il digiuno, concepito come una vera e propria penitenza: come riporta il sito Storiain.net, ogni fedele doveva praticarlo non solo nelle vigilie della grandi feste (come Natale) e almeno due giorni a settimana (solitamente il venerdì e il sabato) ma anche durante il periodo di almeno 40 giorni che precede la Pasqua, a partire dal mercoledì delle Ceneri.

Ma per quale motivo l’astinenza dalla carne poteva essere considerata una penitenza? Nel XIII secolo San Tommaso d’Aquino esaminò la questione: “Il digiuno è stato istituito dalla Chiesa per reprimere la brama dei piaceri del toccare, che hanno per oggetto il cibo e la voluttà”. Il teologo aggiungeva: “L’astinenza deve dunque riferirsi agli alimenti più dilettevoli e più eccitanti; questi sono la carne dei quadrupedi e degli uccelli, come anche i prodotti del latte e le uova”.

In altre parole, la carne è simbolo del piacere ma anche della tentazione: essa può portare alla lussuria e costituisce allo stesso tempo l’alimento più ricercato nel sistema dei valori del Medioevo. Privarsene significava quindi evitare l’occasione di peccare.

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