Dalla tazzina di caffè al cornetto, dai pomodori all’olio fino alla pizza margherita. Nel 2022 i rincari delle materie prime hanno toccato, come in un effetto domino, i beni alimentari, costringendo i produttori ma anche i consumatori a dover pagare due o tre volte tanto prodotti che, in tempi non sospetti, avrebbero venduto o acquistato ad un prezzo “normale”.

Bollette e rincari, prezzi in aumento al bar

Di recente Assoutenti ha denunciato rincari a macchia di leopardo per i listini di caffè, cappuccino e cornetti nei bar. L’associazione segnala che le quotazioni del caffè sono cresciute dell’81% nel 2021, quelle del latte del 60%, quelle di zucchero e cacao del 30%. 

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Costi alle stelle in capo agli esercenti che, inevitabilmente, vengono scaricati sui consumatori, dando così vita al fenomeno del “caro-colazione” in tutta Italia. Così il caffè in alcuni casi arriva a 1,50 euro la tazzina con un rincaro del 37,6%.

Napoli, anche il costo della pizza aumenta

Non va meglio nella città della pizza: Napoli. Anche qui l’effetto Covid pesa sulle spalle di centinaia di ristoratori. Alcuni titolari di pizzerie spiegano al Mattino, in un articolo di stamane, che l’aumento dei pezzi riguarda soprattutto le materie prime, come verdura, farina e mozzarella di bufala. Ingredienti essenziali per la realizzazione di una pizza. Ma se fino a poco tempo fa i ristoratori riuscivano ancora ad offrire ai consumatori una margherita a 5 euro, adesso invece diventa impossibile. Fipe Napoli stima “sui 6,50 euro” la Regina delle pizze, un prezzo che “garantisca al ristoratore un margine accettabile di guadagno”.

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Altri beni

Il caro prezzi però non ha solo interessato luce e gas e travolto il settore alimentare e quello della ristorazione, ma anche tante altre aree e servizi. Le stime di Federconsumatori confermano aumenti del:

  • +4,2% per i beni alimentari;
  • +2,3% per le assicurazioni auto;
  • +2,1% per i servizi bancari;
  • +3,4% per le tariffe autostrade e caselli;
  • +3,2% per i trasporti;
  • +2,7% per prodotti e servizi per la casa;
  • +3,4% per le prestazioni sanitarie;
  • +2,6% per i servizi di ristorazione;
  • +1,8% per le comunicazioni.

 

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