michela rostan

E’ una dei due deputati di Italia Viva che ha dichiarato di voler votare la fiducia a Giuseppe Conte. Si tratta di Michela Rostan, la parlamentare di Melito del partito di Renzi.

“Lo faccio perché tra la critica al governo e la crisi di governo c’è una grande differenza, e la differenza si chiama politica, cioè ricerca delle soluzioni, tentativo di intesa”, dice la deputata in una nota. “Era giusto – come fatto – incalzare il governo nei suoi punti deboli, nelle incertezze e negli errori compiuti nella gestione della pandemia, sia quella sanitaria sia quella sociale ed economica; era giusto chiedere un maggiore impegno, una maggiore collegialità, un maggiore rispetto delle regole democratiche. Ma la crisi, no“.

Michela Rostan e la fiducia a Conte

Rostan è vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera. La deputata è stata eletta nel 2018 tra le fila di Liberi e uguali nella circoscrizione Campania 1. Nel febbraio 2020, però, entrò in Italia viva. “Ho ricevuto centinaia di messaggi di disappunto. Non ci contestano la critica al governo, che, anzi, è anche in parte condivisa. Ci contestano la scelta della rottura, che peraltro come grammatica della politica non appartiene a chi vuole rappresentare un’area moderata. La rottura, in politica, è l’ultima spiaggia, non il punto di partenza di una trattativa” continua Rostan.

“Gli italiani, in questo momento, stretti tra la paura del virus, tra la preoccupazione per sé e per i propri cari, a volte attraversati dal dolore di una perdita, angosciati per le conseguenze economiche della pandemia, per il timore che la fine sia lontana, vogliono più governo non meno governo, vogliono un governo più efficiente e pronto, non un governo sfiduciato“ spiega.

“Se vogliamo metterci in ascolto dei cittadini, com’è nostro dovere, – conclude la deputata – noi non possiamo ignorare quell’onda di disappunto che si sente forte rispetto all’apertura di questa crisi. Abbiamo fatto uno sforzo enorme per comporre un quadro politico difficile con i 5stelle, nell’agosto del 2019, e per dare un governo al Paese, ed eravamo in tempo di pace. Ora, con la pandemia, con la paura della terza ondata, con 80mila morti, con la complessità della campagna di vaccinazione, con la difficoltà di ripartire, di ricostruire, rovesciamo il governo che noi abbiamo fatto nascere e rinunciamo alla mediazione? Mi pare un errore madornale di lettura della fase politica e di preoccupante sconnessione con il sentimento delle persone”. A suo parere, quindi, è necessario “costruire, non demolire. Costruire innanzitutto dialogo, composizione, accordo, intesa. E poi, un Paese nuovo”.

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