Anche Giulio Tarro fa un passo indietro. Il virologo “controcorrente” che ha sempre sostenuto l’imminente scomparsa del Covid-19 ammette che “potrebbe sprire, ma potrebbe anche diventare stagionare come l’aviaria”. Lo ha dichiarato nell’ambito di un’intervista rilasciata a Libero.

Giulio Tarro ammette: “Covid-19 potrebbe diventare stagionale”

L’ex primario dell’ospedale Cotugno di Napoli aveva profetizzato la fine del virus nel giro di 70 giorni. Oggi, alla luce dell’andamento della curva epidemica nel resto del mondo e dell’esplosione di focolai localizzati, Tarro si scontra con la realtà dei fatti. “Potrebbe comparire come la Mers – ha spiegato -, ma in maniera localizzata, o cosa più probabile diventare stagionale”.

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Anche Tarro dunque sembra non escludere la possibilità di ulteriori ondate, ma che comunque andranno affrontate diversamente da come abbiamo fatto in occasione della prima. Anzi, il professore resta fermo su un punto: “Serve una cura e non un vaccino”. Anzi, continua a sostenere che l’uso massiccio di vaccini antinfluenzali abbia inciso molto sulla diffusione del Covid-19 nel Nord Italia. “A Bergamo – ha dichiarato – c’è stata una richiesta di ben 185mila dosi di antinfluenzale. In concomitanza c’è stata un’endemia da meningococco per cui le autorità sanitarie hanno richieste 34mila dosi. Tutti questi eventi sono sicuramente importanti, specialmente se messi a confronto con quello studio sull’esercito americano e quello olandese sul virus respiratorio sinciziale”.

Sulla relazione fra inquinamento e diffusione del virus, Tarro afferma che “ci sono sicuramente delle relazioni e a ciò aggiungerei una cosa forse sottovalutata da molti. Il fatto che i focolai di coronavirus italiano siano nella Pianura Padana, principalmente in Lombardia e Veneto, potrebbe dipendere da fattori ecologici, come alcuni tipi di concime industriale. Questi potrebbero aver alterato l’ecosistema vegetale e, quindi, animale nel quale uno dei tanti coronavirus normalmente in circolazione può aver avuto una inaspettata evoluzione”.

Infine il professore continua a restare critico nei confronti delle scelte del Governo. ”Ritengo che in Italia siano state decise misure con una tempistica poco felice – ha specificato – misure varate in ritardo sull’effettiva convenienza ma al momento giusto, se vogliamo dire così, per aumentare stress e panico. Stress e panico di cui qualcuno sicuramente dovrà pagare il conto” continua Tarro, precisando che ”è acclarato che in Italia il virus circolava probabilmente già da moltissimo tempo. In Lombardia è scoppiata una ‘bomba atomica’, tutto in un lasso di tempo troppo breve a fronte della capacità del Sistema Sanitario. L’Italia ha chiuso i voli diretti con la Cina, senza controllare gli arrivi indiretti attraverso gli scali e quindi è stato possibile aggirare il divieto”.

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