Napoli, il racconto del gestore del bar dopo l’agguato: “Noemi gridava che le faceva male il pancino”

Napoli, il racconto del gestore del bar dopo l’agguato: “Noemi gridava che le faceva male il pancino”

NAPOLI – “Non si lamentava. Gridava solo che le faceva male il pancino”. Salvatore Leazza, titolare insieme al fratello Domenico del Caffè Elite in piazza Nazionale a Napoli, racconta così i primi momenti successivi alla sparatoria che ieri ha visto coinvolta proprio davanti al suo bar la piccola Noemi, la bambina di 4 anni operata nella notte per un proiettile che le ha perforato i polmoni.

A riportare la notizia è il sito OPEN.ONLINE. “Hanno sparato credo sei o sette colpi, in pieno giorno», prosegue Salvatore. «Appena ho sentito i colpi  mi sono abbassato per ripararmi dal fuoco. La mamma ha provato a calmare la bambina, le abbiamo dato un po’ di acqua e zucchero. Si è accorta dopo che aveva il proiettile dietro la schiena”. «No, non è mai accaduto niente del genere, e sono qui da 30 anni», dice il titolare del bar. «I clan non hanno più rispetto neanche dei bambini. Anche se hanno messo più sorveglianza, la città è ampia. Non ci arrivano, la colpa non è loro. Non basta». 

Un agguato in pieno centro che aveva come bersaglio un pregiudicato del posto, Salvatore Nurcaro, di San Giovanni a Teduccio, legato da rapporti di parentela con il clan Reale del rione Pazzigno.. Nella sparatoria è rimasta lievemente ferita anche la nonna della bambina.

 

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