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Sarebbero già diversi i ricoveri ospedalieri determinati da un’infezione di E.Coli diffusa da alcune pizze surgelate della Buitoni, tra cui la famosa “Bella Napoli”. Il prodotto della multinazionale Nestlé, che detiene il marchio italiano, è finito sul banco degli imputati dopo il ritiro dal mercato in Francia della linea “Fraîch’Up”.

Buitoni, la “Bella Napoli” contaminata dal batterio E.Coli: è psicosi in Francia

Il nuovo allarme è scattato dopo la denuncia di una donna di 34 anni, Christina, residente a Perpignan, che il 29 marzo scorso è finita in ospedale per un’infezione batterica. La diagnosi ha rivelato la presenza di Shigella ed Escherichia Coli. Le indagini sono risalite a due giorni prima, il 27 marzo, quando la giovane ha cominciato ad accusare dolori lancianti all’addome, febbre, vomito e diarrea dopo aver mangiato una pizza “Bella Napoli”. “Mai provato un dolore simile”, ha confessato ai media la vittima.

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Una volta riscontrata la contaminazione, i medici, consapevoli dei precedenti casi francesi legati alla pizza “Fraîch’Up”, hanno da subito collegato le cose. L’equipe ospedaliera ha così allertato l’agenzia regionale della Salute ed i grandi magazzini. Tuttavia, nonostante le sollecitazioni, il prodotto ha continuato ad affollare gli scaffali dei supermercati. Per questo la 34enne, finiti i sei giorni di ricovero, ha deciso di sporgere denuncia contro Buitoni e Nestle. “Mia moglie è stata contaminata da una pizza e queste pizze sono ancora in vendita”, ha spiegato il marito della 34enne.

Il precedente

La Buitoni era già finita sotto i riflettori tra febbraio e marzo per la segnalazione di circa 75 episodi d’intossicazione causata dal batterio Escherichia coli, due dei quali hanno portato al decesso di due bambini. Successive indagini hanno confermato l’esistenza di un legame tra questi casi e il consumo delle pizze surgelate prodotte dalla Buitoni. Da qui la decisione delle autorità sanitarie di chiudere in via precauzionale lo stabilimento della Buitoni di Caudry, a sud di Lilla. Gli ispettori hanno riscontrato, a seguito di un sopralluogo, il mancato rispetto delle condizioni igienico-sanitarie previste dalla legge e persino la presenza di topi nella zona di produzione.

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