Prestiti a interessi usurari a persone in difficoltà economica, minacce per recuperare i soldi e il nome del clan Mariano evocato per intimorire le vittime. È lo scenario ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell’indagine che ha portato, venerdì 6 novembre, all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per presunte attività di usura ed estorsione nell’area dei Quartieri Spagnoli.
Il blitz ai Quartieri Spagnoli: tre persone raggiunte dalle misure cautelari
Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda ed eseguito dagli investigatori dello Servizio centrale operativo (Sco) e della Sisco di Napoli della Polizia di Stato, insieme al Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria. Le tre persone sono gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, usura ed estorsione, con l’aggravante del metodo mafioso.
Prestiti a chi era in difficoltà e contabilità su un libro mastro
Secondo l’ipotesi degli investigatori, il gruppo avrebbe offerto prestiti di importo variabile a persone che attraversavano un momento di particolare difficoltà finanziaria. In cambio sarebbero stati richiesti interessi superiori ai limiti consentiti dalla legge. Ogni operazione sarebbe stata annotata su una sorta di libro mastro, una contabilità parallela in cui venivano registrati i rapporti economici con i debitori.
Il meccanismo contestato avrebbe fatto leva sulla necessità di denaro delle vittime: alle somme ricevute si aggiungevano interessi tali da rendere difficile la restituzione del debito. A Napoli e in provincia il fenomeno dell’usura è già stato al centro di altre inchieste: Teleclubitalia aveva raccontato, in un caso distinto, l’indagine sui prestiti a tassi elevatissimi e le minacce contestate tra Castellammare e Trecase.
Minacce alle vittime e ai familiari: il richiamo al clan Mariano
Quando il denaro non veniva restituito, gli indagati avrebbero fatto ricorso, secondo la Procura, anche a pressioni, minacce e violenze. In un episodio ricostruito durante l’inchiesta, le intimidazioni avrebbero coinvolto non soltanto una delle persone che avevano ricevuto il prestito, ma anche i suoi familiari.
Gli investigatori contestano inoltre l’utilizzo della forza intimidatrice attribuita al clan Mariano, storicamente legato ai Quartieri Spagnoli, per rafforzare le richieste di pagamento. Un passaggio centrale della ricostruzione accusatoria: l’aver evocato il nome del clan non significa, di per sé, che l’appartenenza dei tre indagati all’organizzazione sia già stata accertata.
Orologi di lusso e denaro durante le perquisizioni
Nel corso delle attività investigative e delle perquisizioni sono stati trovati anche orologi di lusso e ingenti somme di denaro contante. Gli accertamenti dovranno chiarire la provenienza dei beni e l’eventuale collegamento con le attività illecite contestate.
L’inchiesta prosegue per ricostruire la rete dei prestiti, individuare eventuali ulteriori persone coinvolte e verificare tutti gli episodi di minaccia e violenza segnalati. Le misure cautelari sono state disposte nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.






