Una visita approfondita avrebbe potuto salvarle la vita. È quanto emerge dalla sentenza sulla morte di Anna Siena, la 36enne deceduta il 18 gennaio 2019 a Napoli, tre giorni dopo essersi recata all’ospedale Vecchio Pellegrini per forti dolori addominali. Il giudice monocratico di Napoli, Filippo Potaturo, ha accolto la richiesta della Procura (pm Capasso) condannando a due anni di reclusione il medico che la visitò, finito sotto processo per omicidio e lesioni colpose.
La diagnosi errata e la gravidanza criptica
Ad Anna Siena fu diagnosticata una semplice lombosciatalgia e vennero prescritti soltanto antidolorifici. In realtà, la donna era incinta senza saperlo: una gravidanza criptica non individuata neppure dai sanitari. Come emerso dagli accertamenti post mortem, i dolori erano causati dalla presenza di un feto morto in utero, mai rilevato durante la visita in ospedale.
Le cause del decesso
Dopo essere stata dimessa, la 36enne tornò a casa, ma tre giorni dopo smise di respirare. L’autopsia ha chiarito che la morte è sopraggiunta a causa di uno shock emorragico conseguente a una sindrome da coagulazione intravascolare disseminata, provocata proprio dalla ritenzione del feto morto. Secondo il medico legale, Anna Siena “poteva essere salvata se solo fosse stata visitata a dovere”.
La battaglia giudiziaria e l’appello
Nel procedimento giudiziario la famiglia è stata assistita dagli avvocati Sergio e Angelo Pisani. “Spero che questa sentenza serva a salvare altre vite – ha dichiarato l’avvocato Sergio Pisani – perché i casi di gravidanza criptica sono molto più frequenti di quanto si possa pensare”. Una decisione che riaccende i riflettori sull’importanza di diagnosi accurate e sull’attenzione da garantire nei pronto soccorso.







