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La Cassazione conferma la confisca della Sonrisa: il Castello delle Cerimonie resta chiuso

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Nessuna riapertura per il Castello delle Cerimonie. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dagli eredi di Antonio Polese, confermando definitivamente la confisca della struttura di Sant’Antonio Abate. Per il celebre complesso alberghiero e ristorante, reso famoso dall’omonimo reality televisivo, resta quindi lo stop alle attività, con la stagione dei matrimoni estivi ormai definitivamente compromessa.

La Cassazione conferma la confisca della Sonrisa: il Castello delle Cerimonie resta chiuso

 

La decisione della quarta sezione penale mette la parola fine a uno dei filoni giudiziari legati alla vicenda della lottizzazione abusiva che aveva portato, anni fa, alla confisca dell’immobile e alla successiva revoca delle licenze dell’hotel e del ristorante.

Gli avvocati della famiglia Polese avevano tentato di riaprire il procedimento chiedendo la revisione del processo che aveva sancito la confisca. L’istanza era stata già dichiarata inammissibile nei precedenti gradi di giudizio e ora anche la Suprema Corte ha confermato che non sussistono i presupposti giuridici per una nuova valutazione del caso, respingendo definitivamente i ricorsi.

Si chiude così un ulteriore capitolo della lunga battaglia legale portata avanti dagli eredi di don Antonio Polese nel tentativo di riottenere la disponibilità della struttura. Resta ora da capire se la famiglia intraprenderà nuove iniziative sul piano giudiziario.

Si valuta il futuro della struttura

Nel frattempo, il Comune di Sant’Antonio Abate, divenuto proprietario del complesso a seguito della confisca, sta valutando il futuro degli immobili e delle aree interessate, avviando uno studio per definirne il possibile utilizzo. Resta aperta anche la questione dei lavoratori rimasti senza occupazione dopo la chiusura della struttura. Sul tema, l’assessora regionale al Lavoro Angelica Saggese, intervenendo in Consiglio regionale, ha chiarito che i titolari della Sonrisa non hanno avviato procedure di crisi d’impresa che consentirebbero l’attivazione degli strumenti di tutela previsti per i dipendenti.

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