Da Pentecoste alla Pasqua, dal Cilento alle Ande ecuadoriane: viaggio in una delle tradizioni religiose più suggestive e diffuse del mondo cattolico. Bambini-angeli sospesi nel cielo per annunciare un miracolo. Quando si parla di Volo dell’Angelo, il pensiero corre subito a Giugliano. Ogni anno, durante la settimana di Pentecoste, una bambina vestita d’angelo viene sospesa a decine di metri d’altezza e sorvola la folla in onore della Madonna della Pace. Le immagini diventano virali sui social, alimentando devozione e polemiche. Ma il Volo dell’Angelo, in realtà, non si fa solo a Giugliano. È una tradizione molto più antica e molto più diffusa di quanto si pensi: attraversa l’Italia meridionale, sopravvive in alcuni angoli della Spagna, è arrivata fino alle Filippine e perfino sulle Ande dell’Ecuador.
Un rito antico, una scena sempre uguale
La scena è ovunque la stessa: un bambino o una bambina, vestito da angelo con ali bianche, viene legato a una fune d’acciaio che scorre su carrucole nascoste. Sospeso nel vuoto, “vola” sopra la folla, recita versi sacri, sparge petali di rosa, incensa una statua, talvolta combatte simbolicamente contro il diavolo. La radice storica è comune: i “Misteri” medievali e gli “Autos Sacramentales” della Spagna del Seicento, rappresentazioni sacre nate per insegnare il Vangelo a un popolo in larga parte analfabeta. Da lì la tradizione si è diffusa nel Sud Italia e nelle colonie spagnole.
La Campania, il cuore italiano della tradizione
In Campania
In Campania il rito è ancora vivissimo. Giugliano è il più celebre, ma il volo si fa anche a Parete, dove le bambine partono dal “Castelletto” davanti alla Chiesa Madre nel Lunedì in Albis per Maria Santissima della Rotonda. A Sant’Antimo, in maggio, due piccole angele recuperano simbolicamente la testa mozzata del santo martire patrono, in una “Tragedia Sacra” rappresentata dal 1862. Voli si svolgono anche a Trentola Ducenta (Caserta) per San Michele Arcangelo, a Casandrino per l’Assunta, e a San Tammaro nel Casertano.
L’Irpinia ha il suo appuntamento storico a Gesualdo, ultima domenica di agosto, in onore di San Vincenzo Ferreri, con un volo documentato già nell’Ottocento. Nel Salernitano la tradizione vive nel Cilento: a Rutino, la seconda domenica di maggio, l’angelo affronta perfino il diavolo in un duello sospeso ispirato al “Paradiso Perduto” di Milton. E poi Vatolla, Prignano Cilento e Sala Consilina, nel Vallo di Diano, dove il 29 settembre il bambino-angelo declama la sua ode a San Michele a otto metri d’altezza.
Molise e Basilicata: dai Misteri di Campobasso a Pescopagano
In Molise il rito assume forme spettacolari. A Vastogirardi, in provincia di Isernia, il primo e il due luglio una bambina di pochi anni compie sette voli totali per la Madonna delle Grazie, in una tradizione che risale al 1911. A Campobasso, durante il Corpus Domini, vanno in scena i celebri Misteri: oltre cinquanta bambini-angeli sfilano per la città sospesi sui “ingegni”, strutture in ferro e acciaio inventate nel 1740 dallo scultore Paolo Saverio Di Zinno. Cinque metri d’altezza, tre chilometri e mezzo di percorso. In Basilicata, il due luglio, l’angelo vola dal campanile della Chiesa Madre di Pescopagano in onore della Madonna delle Grazie.
In Spagna si chiama Bajada del Ángel
Attraversando il Mediterraneo, la tradizione cambia nome ma non sostanza. In Spagna si chiama Bajada del Ángel e si celebra la mattina di Pasqua. Un bambino-angelo viene calato dall’alto e toglie il velo nero del lutto alla statua della Vergine, annunciandole la Resurrezione di Cristo.
A Tudela, in Navarra, il rito si svolge dal 1663 in Plaza de los Fueros ed è Festa di Interesse Turistico Nazionale. Ad Aranda de Duero (Burgos) l’angelo scende dalla facciata gotica della Chiesa di Santa María, tra coriandoli e colombe bianche. Stessa scena a Peñafiel (Valladolid), nella celebre Plaza del Coso. Più a nord, a Muros, in Galizia, la cerimonia è conosciuta come “Fiesta de la Palomita”: il bambino scende a bordo di un globo azzurro pronunciando la frase rituale “No más luto, Reina Soberana, tu hijo ha resucitado”. E ancora Ariza in Aragona, Ablitas in Navarra, Alfarrasí nella Comunità Valenciana.
Dalle Filippine alle Ande: il volo che ha attraversato gli oceani
I missionari spagnoli portarono il rito anche oltre l’oceano. Nelle Filippine si chiama Salubong e si celebra all’alba della Domenica di Pasqua: due processioni — gli uomini dietro Cristo Risorto, le donne dietro la Vergine velata di nero — si incontrano nella piazza principale, e una bambina-angelo viene calata dall’alto per togliere il velo alla Madonna. È una delle cerimonie pasquali più sentite dell’arcipelago. Sulle Ande dell’Ecuador, nel villaggio quechua di Saraguro, il cherubino “gioca” con il velo della Vergine, e dopo tre tentativi lo afferra, sale a quattro metri d’altezza e grida ”¡Viva María!”. Lo stesso gesto, la stessa fede, a migliaia di chilometri di distanza.






