“Le condizioni in cui versano molti complessi di edilizia popolare ad Aversa non sono più tollerabili. Spazi verdi incolti, aree comuni abbandonate, manutenzione assente, infiltrazioni, incuria diffusa, degrado urbano e sociale: interi quartieri sembrano essere stati dimenticati dalle istituzioni locali e sovracomunali”, così in una nota il consigliere di minoranza (Forza Aversa), Dino Carratù.
“Parliamo di immobili e aree conosciute da tutti, oggi riconducibili alla gestione di ACER Campania, dunque di una competenza che chiama direttamente in causa il livello regionale. Ed è proprio per questo che oggi diventa necessario un intervento politico chiaro, immediato e non più rinviabile. Conosciamo bene la città, quei quartieri, le difficoltà di tante famiglie che vivono quotidianamente tra promesse mai mantenute e problemi mai risolti”, aggiunge l’esponente dell’opposizione.
“È arrivato il momento, dopo qualche settimana di ambientazione, che la rappresentanza istituzionale si trasformi in atti concreti. Le periferie non possono essere ricordate solo durante le campagne elettorali, quando diventano terreno di consenso, passerelle e promesse”, prosegue Carratù.
“Dopo il voto restano i cittadini, restano i problemi, restano le famiglie costrette a convivere nel degrado, nell’insicurezza e abbandono. I rappresentanti eletti in seno al Consiglio regionale devono farsi immediatamente promotori di un’interlocuzione seria con ACER Campania e con gli uffici regionali competenti, affinché venga predisposto un piano concreto di manutenzione, pulizia, messa in sicurezza e riqualificazione degli immobili e degli spazi comuni“, sottolinea il consigliere di centrodestra.
“Non servono annunci; servono sopralluoghi, tempi certi, risorse, responsabilità individuate e interventi verificabili. La dignità abitativa non è un favore da concedere, ma un diritto da garantire. E chi oggi rappresenta il territorio in Regione ha il dovere politico e istituzionale di farsene carico. E sono certo che non si sottrarrarrono ai doveri istituzionali”, conclude Carratù.






