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La camorra affossa la crescita della Campania e brucia ogni anno diversi punti di Pil. A rivelarlo è un rapporto ad hoc realizzato dalla Banca d’Italia e presentato dal governatore Ignazio Visto con il titolo “Divario Nord- Sud: sviluppo economico e intervento pubblico”.

La camorra brucia quindici punti di crescita in Campania

Sotto la lente di ingrandimento due province: Napoli e Caserta. Lo studio dimostra che le zone con il maggior livello di penetrazione mafiosa hanno un tasso di crescita dell’occupazione più basso di 9 punti rispetto a quelle con un indice di presenza mafiosa più basso. Non solo l’occupazione: a risentirne è l’intero Pil: “In termini di valore aggiunto – spiega Bankitalia – in quel territorio invaso dalla criminalità si produce una crescita inferiore di 15 punti percentuali, corrispondenti a quasi un quinto della crescita media osservata nel periodo”.

Sempre secondo le stime fornite dallo studio, l’azzeramento della presenza camorristica in Campania varrebbe circa lo 0,5 del Pil del Mezzogiorno. Le mafie hanno un effetto negativo sull’economia e sul territorio per molte ragioni: perché falsano il sistema della concorrenza, bloccano la meritocrazia e zavorrano i bilanci delle imprese con il’imposizione del racket. “La criminalità è un ostacolo di primaria rilevanza per il rilancio dell’economia“, spiega Visco.

La fuga dei giovani

Gli effetti sono anche indiretti: laddove infatti la criminalità è più radicata, ci sono meno investimenti e c’è maggiore fuga del capitale umano. I giovani qualificati e laureati abbandonano i territori di origine per mancanza di chance e opportunità lavorative o per bassa qualità di vita.

Per avere conferma del quadro tracciato da Bankitalia, basta guardare ai dati. Il 36% dei giovani del Sud è fuori dalla formazione (oltre a non avere occupazione), il 48% degli occupati percepisce redditi bassi, in tipologie contrattuali specifiche di basso livello, soprattutto a tempo determinato, molto più diffusa al Sud che al Nord.

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