Getta nuova luce sul caso di Domenico Caliendo la consulenza tecnica consegnata dai consulenti di parte della Procura di Napoli. Il verbale dell’intervento chirurgico sul piccolo Domenico Caliendo sarebbe stato integrato e modificato più volte nelle ore successive al trapianto, fino a cambiare la successione temporale di alcuni passaggi decisivi. Una svolta che, se confermata, aggraverebbe la posizione dei medici dell’equipe di Guido Oppido lasciando trapelare l’intenzione dei sanitari di alterare la ricostruzione dei fatti.
Domenico Caliendo, consulenza tecnica incastra i medici: “Verbale dell’operazione modificato tre volte”
Domenico, due anni e mezzo, era stato sottoposto a trapianto cardiaco il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli. Il cuore del donatore, proveniente da Bolzano, era però arrivato danneggiato e sarebbe risultato inutilizzabile a causa delle modalità di conservazione con ghiaccio secco. Il piccolo era rimasto ricoverato con assistenza meccanica fino al decesso, avvenuto il 21 febbraio 2026. La consulenza è stata eseguita sui dispositivi elettronici sequestrati a due dottoresse. Attraverso il software Cellebrite, i tecnici incaricati dal pubblico ministero hanno estratto conversazioni WhatsApp, immagini e documenti Word relativi all’atto operatorio.
Le tre bozze
Il raffronto tra i file avrebbe permesso di ricostruire la progressiva trasformazione del verbale tra il 24 e il 25 dicembre 2025, nei giorni immediatamente successivi all’operazione. Nella prima bozza si leggeva che, al momento dell’arrivo del cuore nella sala operatoria, era stata avviata la cardiectomia, cioè l’asportazione del cuore malato del bambino. Soltanto dopo veniva descritto il prelievo dell’organo del donatore dal sistema di trasporto e la scoperta che il cuore appariva congelato.
Secondo i consulenti, questa prima formulazione collocava quindi le operazioni in successione: prima l’inizio della cardiectomia e poi l’apertura del contenitore. Una seconda versione avrebbe mantenuto sostanzialmente la stessa scansione temporale. Nella terza bozza, poi confluita nel referto definitivo, compare invece una frase diversa: l’équipe di espianto sarebbe arrivata in sala operatoria e avrebbe proceduto all’apertura del sistema di trasporto «nel mentre si inizia la cardiectomia». Le due attività, inizialmente descritte come successive, vengono quindi rappresentate come contemporanee.
«Avvio della cardiectomia spostato in avanti»
Per i consulenti della Procura, la versione finale avrebbe «spostato temporalmente in avanti» l’avvio della cardiectomia rispetto alle prime bozze. Nello stesso passaggio sarebbe stata inserita per la prima volta anche l’attività dell’équipe che aveva eseguito l’espianto dell’organo. La nuova ricostruzione, si legge nell’anticipazione, apparirebbe però in contrasto con gli altri elementi raccolti durante le indagini.
Una fotografia collocherebbe l’arrivo del contenitore in sala intorno alle 14.26. In un video registrato alle 14.34, invece, il cuore del piccolo risulterebbe già espiantato mentre alcuni operatori starebbero ancora cercando di comprendere come aprire il sistema di trasporto. Anche un operatore socio-sanitario avrebbe dichiarato di aver visto il cuore del bambino già sul tavolo prima che una delle dottoresse fosse pronta e operativa in sala.
Le conversazioni WhatsApp
Le chat estratte dai cellulari documenterebbero anche la circolazione delle diverse bozze dell’atto. Nei messaggi si fa riferimento all’invio del documento al cardiochirurgo Guido Oppido e alla richiesta di specificare che nel contenitore fosse presente ghiaccio secco. Secondo la consulenza, i nomi dei componenti dell’équipe di espianto sarebbero stati inseriti successivamente, sempre su indicazione di Oppido.
L’analisi informatica non stabilisce da sola eventuali responsabilità penali, ma documenta l’esistenza delle diverse versioni, gli orari di trasmissione e le modifiche apportate al testo. Spetterà ora agli inquirenti accertare chi abbia deciso le variazioni, per quale ragione e se la formulazione definitiva sia stata utilizzata per offrire una ricostruzione dell’intervento diversa da quella realmente verificatasi.
Nell’inchiesta sulla morte di Domenico risultano coinvolti diversi sanitari per l’ipotesi di omicidio colposo in concorso. Per due medici, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, la Procura ha aperto anche un filone relativo al presunto falso nella documentazione clinica. Le contestazioni restano, allo stato, ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.






