“Quanto devo dare?”. “Trenta euro.” È uno dei dialoghi riportati nell’ordinanza della Procura di Napoli Nord che racconta, secondo gli inquirenti, il funzionamento del presunto sistema di corruzione scoperto all’interno dell’isola ecologica di Qualiano. Un servizio pubblico gratuito che, stando alla ricostruzione investigativa, sarebbe stato trasformato in una vera e propria attività di riscossione illegale, con pagamenti in contanti richiesti per consentire il conferimento dei rifiuti, soprattutto da parte di aziende prive delle necessarie autorizzazioni ambientali.
Un servizio pubblico trasformato in una fonte di guadagno
L’indagine non si limita a documentare singoli episodi di corruzione, ma ricostruisce un meccanismo che, secondo la Procura, si sarebbe ripetuto decine di volte nell’arco di alcuni mesi. Il servizio, che per i residenti dovrebbe essere completamente gratuito, avrebbe invece generato un flusso costante di denaro destinato agli addetti coinvolti.
“Sono 20 euro”: il tariffario delle mazzette
Le intercettazioni descrivono trattative rapide e dirette. In un altro episodio un addetto dice: “Sono 20 euro”, mentre in una diversa conversazione si sente ordinare: “Lascia i soldi”. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il pagamento rappresentava il passaggio necessario prima di procedere allo scarico dei rifiuti. Le somme richieste variavano da poche decine di euro fino a 300 euro, a seconda del tipo e della quantità del materiale conferito.
Pagare per evitare i controlli
Secondo la Procura, il denaro era il prezzo per aggirare i controlli previsti dalla normativa. Chi pagava avrebbe potuto accedere all’isola ecologica senza essere identificato, senza la verifica delle autorizzazioni ambientali e senza il corretto tracciamento dei rifiuti conferiti. Tra i materiali scaricati figurano elettrodomestici, materiale ferroso, sfalci di potatura, ingombranti e altri rifiuti speciali provenienti soprattutto da imprese non autorizzate.
Le telecamere riprendono il passaggio del denaro
A rafforzare il quadro accusatorio non ci sono soltanto le intercettazioni. Le immagini registrate dalle telecamere installate all’interno dell’impianto mostrerebbero, secondo gli investigatori, la consegna delle banconote agli addetti e il successivo occultamento del denaro. In alcuni casi i soldi vengono nascosti sotto documenti sulla scrivania, in altri finiscono nei cassetti, nei portafogli o addirittura nei locali di servizio, per essere recuperati solo dopo la partenza dei conferitori.
“Poi dividiamo”: la spartizione degli incassi
Le conversazioni riportate nell’ordinanza si intrecciano con le immagini. In una di esse compare anche la frase “Poi dividiamo”, pronunciata mentre, secondo la Procura, gli addetti si preparano a spartire il denaro appena incassato. Le telecamere documenterebbero proprio quei momenti, con il contante contato e distribuito tra i presenti subito dopo il conferimento dei rifiuti.
Un sistema documentato da intercettazioni e videosorveglianza
Per gli inquirenti non si sarebbe trattato di episodi isolati, ma di un sistema stabile e collaudato, capace di trasformare un servizio pubblico destinato ai cittadini in una fonte di guadagno illecito. L’impianto accusatorio si fonda sull’incrocio tra intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e videosorveglianza, elementi che, secondo la Procura di Napoli Nord, consentono di ricostruire con precisione il passaggio del denaro, il conferimento dei rifiuti e la successiva spartizione delle somme tra gli addetti coinvolti.







