Dalle intercettazioni emerge un gruppo che, secondo la Procura di Napoli Nord, parlava delle rapine come di un’attività ordinaria, come un lavoro, pianificando obiettivi, dividendo i possibili guadagni e discutendo perfino di come spendere il denaro. Sono decine le conversazioni finite agli atti dell’indagine che ha portato al fermo di cinque persone ritenute gravemente indiziate di una serie di rapine tra Giugliano, Melito e altri comuni dell’area nord di Napoli. Secondo gli investigatori, le parole degli indagati trovano riscontro nelle immagini delle telecamere, nei sopralluoghi e negli altri accertamenti svolti durante le indagini.
Il piano: prima la gioielleria del Grande Sud, poi il cambio di obiettivo
Dalle intercettazioni emerge che il gruppo, composto da Antonio Mariano, Alessandro Cante e Antonio Palma, aveva inizialmente pianificato una rapina alla gioielleria del Centro Commerciale Grande Sud di Giugliano, l’ex Auchan.
Gli investigatori scrivono che soltanto una serie di circostanze impreviste avrebbe portato il gruppo a cambiare obiettivo, mettendo poi a segno un’altra rapina particolarmente violenta culminata con il tentato omicidio del gioielliere Biondino. Secondo la Procura, le conversazioni intercettate mostrano una costante pianificazione di nuovi colpi, con discussioni su banche, uffici postali, gioiellerie e caveau.
“Dobbiamo fare soldi”
Le intercettazioni raccontano anche le continue discussioni sull’organizzazione dei colpi. Antonio Mariano e Alessandro Cante parlano quasi esclusivamente di rapine durante i loro spostamenti in auto. Cante manifesta l’urgenza di trovare denaro. “Fratello, io la settimana prossima vorrei scendere… devo fare il regalo a mio nipote, tengo solo 500 euro.” Mariano cerca di convincerlo che con una rapina importante i problemi economici sarebbero finiti.”Alessandro, se noi facciamo 15 mila euro, dopo due giorni arriviamo a 30 mila euro.”
“Quando facciamo i soldi ti porto a Ibiza”
Tra i dialoghi emerge anche come gli indagati immaginassero già come spendere il denaro. Antonio Mariano prova a motivare Alessandro Cante prospettandogli una vita completamente diversa.“Poi, se facciamo soldi, io ti porto con me a Ibiza.” Poco prima aveva insistito sull’importanza di puntare solo a colpi di grande valore.”Noi siamo un paese di muli, pensiamo solo a fare lavori piccoli.” Secondo gli investigatori, anche questo passaggio dimostra come gli indagati parlassero con assoluta naturalezza dei profitti che speravano di ottenere dalle rapine, immaginando già vacanze, investimenti e una nuova disponibilità economica.
“Rapinare per 20-30 mila euro? Siamo scemi”
Nelle intercettazioni emerge la volontà di organizzare soltanto colpi che garantissero guadagni elevati. Cante dice chiaramente:”Se andiamo a rubare per 20 o 30 mila euro siamo scemi.” Mariano rincara la dose. “Se scendi a rubare devi fare le cassette, oppure l’orologeria o la gioielleria. Oggi nel 2026 chi ruba per poco è uno scemo.” Per gli investigatori, il riferimento è alle cassette di sicurezza custodite negli istituti di credito.
Sopralluoghi, banche e caveau
Le conversazioni raccontano anche i sopralluoghi effettuati prima dei colpi. I due parlano delle banche da osservare, delle vie di fuga e persino del numero di dipendenti presenti. “Guardiamoci anche la via di fuga.” Poi discutono del caveau. “Lì tiene il caveau… un milione di euro.” E ancora: “Una mattina andiamo là. Ognuno di noi si piazza fuori a una banca e poi decidiamo qual è la migliore.”
“Ci vogliono 40 o 50 mila euro a testa”
L’obiettivo, secondo le intercettazioni, era ottenere bottini molto elevati. Cante insiste.”Come devo farti capire? Basta che ci organizziamo e prendiamo 40 o 50 mila euro a testa.” Poi aggiunge:”Sono tanti. Con quei soldi cominci a guadagnare 4 o 5 mila euro al mese.”
Le rapine alle Poste di Giugliano e Melito
Secondo la Procura, proprio queste conversazioni consentono di attribuire agli indagati anche le rapine consumate il 26 marzo agli uffici postali di Melito e Giugliano. Gli investigatori sottolineano che i dialoghi intercettati coincidono con gli orari, gli spostamenti, gli abiti indossati e perfino con episodi immortalati dalle telecamere di videosorveglianza, come quello del dipendente delle Poste che, inconsapevolmente, si mette a parlare con uno dei rapinatori pochi istanti prima dell’assalto.






