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Giugliano, “Fare una rapina è troppo facile, sono andato con la tuta Nike rossa”: le parole dei rapinatori dopo i colpi

"Fare una rapina è troppo facile, sono andato con la tuta rossa": le intercettazioni dei rapinatori dopo il colpo alle Poste di Giugliano e Melito
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Ridevano mentre raccontavano le rapine, descrivendo nei dettagli quanto accaduto durante gli assalti e vantandosi della facilità con cui, a loro dire, erano riusciti a mettere a segno i colpi. È quanto emerge dalle intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ha portato al fermo di cinque persone ritenute gravemente indiziate di aver commesso numerose rapine tra Giugliano, Melito e altri comuni dell’area nord di Napoli.

Tra i dialoghi ritenuti più significativi dagli investigatori ci sono quelli attribuiti a Vincenzo Bombace, che conversa con due persone non identificate parlando apertamente delle rapine commesse e raccontando episodi che, secondo la Procura, trovano poi puntuale conferma nelle immagini di videosorveglianza.

“Fare una rapina è una sciocchezza”

Secondo gli atti, Bombace non si limita a ricordare i colpi, ma li racconta quasi con orgoglio, cercando di convincere gli interlocutori che rapinare un ufficio postale fosse semplice. Parlando delle modalità con cui venivano sottratti i contanti, spiega persino i tempi necessari affinché le macchine erogassero il denaro. “Ci vogliono due minuti… poi ti caccia tutti i 20 euro… poi tutti i 10 euro… poi ancora i 20 euro… comunque ci vogliono due minuti per cacciare tutti i soldi.Subito dopo aggiunge: “Ragazzi, è una sciocchezza.”

Il racconto dell’abbigliamento: “Avevo la tuta rossa e il cappello del Barcellona”

Nel corso della conversazione Bombace ricorda anche come fosse vestito durante una delle rapine, quasi stupito di non essere stato identificato. “Hai capito come sono andato io? Con la tuta Nike rossa, le New Balance e il cappello del Barcellona.” Per gli investigatori quel riferimento all’abbigliamento coincide con quanto documentato nel procedimento e rappresenta un ulteriore elemento di riscontro.

Il passaggio ritenuto più significativo dagli inquirenti riguarda però la rapina del 26 marzo 2026 all’ufficio postale di via Magellano a Giugliano, preceduta pochi minuti prima da un altro colpo all’ufficio postale di via Marrone a Melito. Bombace racconta divertito quanto sarebbe accaduto pochi istanti prima dell’inizio della rapina.

Secondo il suo racconto, Patrizio Di Nardo entra da solo nell’ufficio postale mentre lui è ancora bloccato nel cosiddetto “polmone”, la bussola di sicurezza che consente l’ingresso di una sola persona per volta. “Io stavo ancora nel polmone… si apre la prima, si apre la seconda…” A quel punto, racconta Bombace, accade qualcosa di inaspettato.  Un dipendente delle Poste, ignaro che stesse per essere rapinato, si avvicina a Di Nardo e gli chiede informazioni sul funzionamento del distributore dei numeri.

Bombace ricorda la scena tra le risate. “Vuoi sapere Patrizio che ha fatto?… Entra lui… si mette vicino a quello con il cartellino…” E continua: “Quello vicino al computer parlava con Patrizio… Patrizio stava così… come sto io…” Poi aggiunge, giurando sulla veridicità del racconto: “Te lo giuro su mio padre… te lo giuro… quello parlava con lui e gli diceva: che devi fare qua dentro?” 

Il riscontro nelle immagini delle telecamere

Secondo la Procura, proprio questo racconto rappresenta uno degli elementi più solidi dell’indagine. Gli investigatori scrivono infatti che la vicenda narrata da Bombace trova “assoluto riscontro” nelle registrazioni delle telecamere di sicurezza dell’ufficio postale di via Magellano. Nei filmati, spiegano gli inquirenti, si vede uno dei rapinatori entrare nell’ufficio e fermarsi davanti al macchinario utilizzato per stampare il numero di prenotazione agli sportelli. Pochi secondi dopo un dipendente, riconoscibile dal cartellino identificativo con nastro giallo, gli si avvicina e gli parla, senza rendersi conto che si tratta di uno dei rapinatori. Soltanto con l’ingresso del secondo uomo il dipendente comprende quanto sta accadendo. Per la Procura, il fatto che Bombace abbia descritto spontaneamente una scena così particolare, poi confermata integralmente dalle immagini di videosorveglianza, costituisce un importante elemento a sostegno dell’impianto accusatorio.

Il collegamento con le due rapine

Sempre secondo gli investigatori, le intercettazioni consentono inoltre di attribuire a Bombace e Di Nardo anche la rapina consumata pochi minuti prima presso l’ufficio postale di via Antonio Marrone a Melito, eseguita – secondo l’accusa – dagli stessi soggetti con identiche modalità operative e lo stesso abbigliamento.

Le conversazioni intercettate, unite alle immagini delle telecamere e agli ulteriori accertamenti investigativi, sono tra gli elementi che hanno portato la Procura a contestare ai due la partecipazione ai due assalti. Le accuse sono attualmente al vaglio dell’autorità giudiziaria e gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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