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Redditi 2025, il comune più povero d’Italia è in Campania: cresce il divario col Nord

Positano, Capri e Sorrento rappresentano le punte più alte del reddito nel Mezzogiorno. Il borgo della Costiera Amalfitana guida la classifica campana con un reddito pro capite di 37.857 euro, seguito da Capri (34.617 euro) e Sorrento (29.958 euro). Anche tra i capoluoghi si registrano valori relativamente elevati: Caserta (27.659 euro) precede Salerno (27.093 euro), Avellino (26.467 euro), Napoli (24.338 euro) e Benevento (23.406 euro). È quanto emerge dai dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Redditi 2025, il comune più povero d’Italia è in Campania

 

Questi dati mostrano come, anche nel Sud, esistano realtà con livelli di reddito significativi. Tuttavia, si tratta spesso di eccezioni che convivono con situazioni molto più fragili. Non a caso, proprio in Campania si trova il comune più povero d’Italia: Castelvetere in Val Fortore, in provincia di Benevento, con appena 12.196 euro pro capite.

All’estremo opposto della classifica nazionale dei comuni c’è invece Maccastorna, minuscolo centro in provincia di Lodi con meno di 70 abitanti, che registra un reddito medio di 72.157 euro. Un divario enorme, che fotografa plasticamente la frattura tra Nord e Sud. Va però sottolineato che classifiche basate su piccoli comuni possono risultare distorte: in contesti con pochi contribuenti, anche la variazione del reddito di un singolo individuo può incidere in modo significativo sulla media.

Per avere un quadro più affidabile è necessario allargare lo sguardo alle province. Qui il dominio del Nord è netto: Milano guida con 36.187 euro pro capite, seguita da Bolzano (31.679 euro) e Monza-Brianza (30.182 euro). La prima provincia meridionale compare solo al 63° posto: Bari, con 21.207 euro. Seguono Isernia (20.268 euro) e Matera (18.810 euro).

Foggia e Caserta le province più povere d’Italia

 

In fondo alla classifica si concentrano ancora una volta territori del Sud: Foggia è la provincia più povera con 14.952 euro, seguita da Caserta (15.287 euro) e Agrigento (15.508 euro). Qui il reddito medio è inferiore alla metà di quello milanese, segno di uno squilibrio territoriale ancora molto marcato.

Eppure, osservando l’andamento recente, emergono segnali di crescita più dinamici proprio nel Mezzogiorno. Tra il 2023 e il 2024, i redditi sono aumentati del 3,38% al Sud, contro il 2,90% del Nord e il 2,95% del Centro. Diverse province meridionali figurano tra le migliori performance: Ragusa (+5,55%), Benevento (+4,85%), Caltanissetta (+4,75%), Siracusa (+4,73%) e Bari (+4,68%).

Aumentano i redditi al Sud ma aumenta il gap col Nord

 

Questa accelerazione potrebbe far pensare a un recupero del gap. Tuttavia, guardando ai valori assoluti su un periodo più lungo, la distanza non si riduce, anzi si amplia. Tra il 2021 e il 2024, Ragusa ha aumentato il reddito pro capite di circa 2.389 euro, mentre Milano ha guadagnato oltre 5 mila euro nello stesso arco temporale. Foggia, fanalino di coda, si è fermata a un incremento di appena 1.700 euro.

Il risultato è che chi parte indietro continua a rimanere indietro. Nel 2021 il reddito medio delle famiglie meridionali era di 15.280 euro, contro i 23.439 euro del Nord: una differenza di poco più di 8 mila euro. Nel 2024 il divario è salito oltre i 9 mila euro, con il Sud a 17.687 euro e il Nord a 27.154.

Nonostante i segnali di crescita, dunque, la distanza tra le due Italie non si colma. I dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze restituiscono un’immagine chiara: le disuguaglianze territoriali restano profonde e tendono a consolidarsi nel tempo. In questo scenario, il rischio è che il Mezzogiorno continui a inseguire senza riuscire davvero a colmare il gap con le aree più sviluppate del Paese.

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