Un bambino nasce a fine gennaio, ma per lo Stato risulta inesistente. Succede a Massa di Somma, comune a sud di Napoli, dove i Carabinieri della Stazione di San Sebastiano al Vesuvio hanno denunciato una donna di 38 anni con l’accusa di soppressione di stato.
Il piccolo è venuto alla luce nella notte del 25 gennaio presso la clinica Casa di Cura Nostra Signora di Lourdes. Parto regolare, madre e figlio in ottima salute. Festeggiamenti, fiocco blu e l’inizio di una nuova vita. Tuttavia, a distanza di oltre un mese, qualcosa non torna nei registri.
L’anomalia scoperta tra anagrafe e struttura sanitaria
A fine febbraio, grazie alla sinergia tra medici e forze dell’ordine, emerge un’irregolarità: la donna, residente a Marano di Napoli, risulta ancora all’anagrafe come “nubile e senza prole”.
Secondo la normativa italiana, la dichiarazione di nascita deve essere effettuata: entro 10 giorni presso il Comune dove è avvenuto il parto, oppure entro 3 giorni presso la direzione sanitaria della struttura in cui è nato il bambino
Nel caso di figli nati fuori dal matrimonio, il riconoscimento può avvenire contestualmente alla dichiarazione, ma è necessaria la presenza di entrambi i genitori.

Il padre detenuto nel carcere di Secondigliano
Gli accertamenti dei Carabinieri conducono all’abitazione della donna, domiciliata a San Giovanni a Teduccio. Madre e bambino stanno bene. La spiegazione arriva subito.
Il compagno della 38enne, nato nel 1991, si trova detenuto nel carcere di Secondigliano e sarebbe dovuto uscire il prossimo 27 marzo. Non essendo sposati, per attribuire al neonato il cognome del padre è necessaria la presenza di entrambi per il riconoscimento.
La donna avrebbe quindi deciso di attendere la scarcerazione del compagno per completare la procedura e garantire al figlio il cognome paterno.
La denuncia per soppressione di stato
L’intenzione, però, non è conforme alla legge. Il mancato rispetto dei termini per la registrazione della nascita configura il reato di soppressione di stato.
Per questo motivo, i Carabinieri hanno denunciato la donna all’autorità giudiziaria. La vicenda dovrebbe trovare soluzione nei prossimi giorni, consentendo al bambino di essere ufficialmente registrato e di ottenere il cognome del padre.






