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Ponticelli, Fabio ucciso sotto casa: a consegnare la pistola ad Autiero il cugino della vittima

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L’omicidio non si è consumato all’esterno del bar Livery. E a consegnare a Francesco Pio Autiero la pistola da cui è partito il colpo mortale che ha ucciso Fabio Ascione è stato il cugino della vittima. Sono i dettagli inediti che emergono dal decreto di fermo che i carabinieri hanno eseguito nei confronti di Autiero, 23 anni, imparentato con un ras del clan De Micco. La verità emerge dai frame delle telecamere di videosorveglianza del bar Livery e dalle testimonianze raccolte dai militari dell’Arma che hanno dovuto fare i conti con tentativi di depistaggio e le reticenze di amici e conoscenti di Autiero.

Ma facciamo un passo indietro. Poco dopo le 5 del mattino scoppia un conflitto a fuoco tra una gang di Volla, appartenente al clan Veneruso Rea, e il gruppo di Ponticelli, a cui apparterrebbe anche E.A., cugino di Fabio Ascione. Sarà proprio quest’ultimo, come emerge dal decreto di fermo, a consegnare la pistola a Francesco Pio. Un gesto rapido immortalato dalle telecamere. Al centro dello scontro tra i due gruppi criminali, secondo le prime ricostruzioni, ci sarebbe il controllo del territorio per i proventi dei furti di autovetture. All’incrocio con via Martiri della Libertà, a poche centinaia di metri dal bar Livery, passa un Suv di colore scuro su cui viaggia la banda di Volla. Scoppia il caos. A lanciarsi al loro inseguimento, in sella a un Beverly 300, da via Miranda, due del gruppo rivale: Autiero e un 17enne, K. V.  Scoppia uno scontro a fuoco, vengono esplosi diversi colpi, scatta il fuggi-fuggi fuori dall’attività commerciale.

Nel frattempo Fabio, del tutto estraneo ai fatti, rientra da lavoro. Ha appena smontato dal Bingo dove è impiegato come dipendente. Si ferma al bar a comprare delle sigarette. Incrocia nel negozio lo stesso Autiero, vittima e killer si guardano senza scambiarsi una parola. Nell’ultima scena ripresa dalle telecamere, Fabio si avvia verso la sua abitazione, dove troverà ad attenderlo la morte. A qualche centinaio di metri, nei pressi di alcuni campetti di calcio di via Rossi Doria, vicino casa, quando la sua giornata sembra ormai finita, Fabio avvista un gruppetto di ragazzi raccolti attorno a Francesco Pio. Il 23enne sta raccontando ai presenti le sue “gesta” criminali e ha in mano ancora la pistola. Proprio da quella pistola partirà accidentalmente il colpo che uccide Fabio. 40-50 centimetri, secondo i rilievi degli inquirenti. La vittima farà in tempo a dire al suo assassino: «Ué, mi hai colpito», prima di accasciarsi a terra ferito. Le telecamere del bar riprendono un’Audi bianca con cui stanno trasportando la vittima verso il pronto soccorso di Villa Betania. La corsa sarà inutile e Fabio morirà poco dopo.

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