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Si torna a parlare di zone rosse. Anche in Campania. Con la diffusione della variante Delta, che sarebbe in grado di mettere in crisi la campagna di vaccinazione, anche per il Cts e per il Governo il ritorno del lockdown non è più un tabù.

Rischio zone rosse con variante Delta anche in Campania

I rischi ci sono. Tanto che il governatore Vincenzo De Luca ha già evocato il fantasma del lockdown a settembre ed èintervenuto con alcune limitazioni. L’ordinanza numero 19 prevede infatti l’obbligo di uso della mascherina all’aperto e il divieto di vendita e consumo di alcolici in strada dopo le 10. E chissà che nei prossimi giorni non intervenga con nuove restrizioni. A finire sotto la lente di ingrandimento degli esperti di Palazzo Santa Lucia è la città Torre del Greco, che in poche ore ha contato 45 casi di questo tipo di variante.

Ma in totale, in Campania, sono già un’ottantina con segnalazioni anche Torre Annunziata, Portici, Scafati e Caserta. I laboratori clinici stanno proseguendo con i sequenziamenti, ma già oggi le analisi mostrano un’incidenza rilevante della Delta, soprattutto tra i campioni esaminati nella zona vesuviana. Se i casi dovessero moltiplicarsi, il rischio di ricorrere a limitazioni su territori specifici aumenterebbe. La diffusione della mutazione del Covid infatti potrebbe mandare all’aria una parte del lavoro fin’ora fatto con i vaccini per raggiungere l’immunità di gregge.

Le altre città in Italia

Non va meglio in altre parti d’Italia. Il boom si è registrato a Piacenza. Scovato un cluster di Delta in un settore della logistica. Stesso problema nella vicina Cremona. Vittorio Sambri, direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Asl Romagna, osserva: «Con il numero di contagi così basso come in questo periodo, riusciamo a fare tracciamento, vale a dire a individuare i contatti di un positivo e a testarli in modo da circoscrivere i focolai. Questo ci può aiutare nell’arginare la diffusione della Delta». Altre segnalazioni della variante sono state annotate in diverse regioni, ad esempio in Abruzzo, ma al momento con dati poco rilevanti, non tali da fare supporre il ricorso a chiusure.

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