maurizio cerrato ucciso con coltellata al petto

Sono finiti tutti in carcere. Sono le quattro belve che hanno ucciso Maurizio Cerrato in una spedizione punitiva messa a segno in via IV Novembre a Torre Annunziata. Lo hanno tenuto fermo per poterlo uccidere con una coltellata al petto. Giorgio Scaramella, Domenico Scaramella, Antonio Venditto e Antonio Cirillo dovranno rispondere adesso di omicidio aggravato dalla premeditazione e da futili motivi.

“Tenetelo fermo”, così hanno ucciso Maurizio per un parcheggio

La vicenda inizia poche ore prima dell’omicidio. E’ mattina, Maria Adriana è diretta a lavoro. Parcheggia la propria autovettura in strada, in uno spazio arbitrariamente occupato dalla famiglia di uno dei fermati con una sedia, che la ragazza sposta per fare posto alla propria autovettura. Probabilmente gli stessi assassini vedono l’auto e forano una ruota per ritorsione. Quel posto, secondo la loro logica primitiva, è loro. Al ritorno dal lavoro, la ragazza, trova lo pneumatico forato.

Maria Adriana chiama il papà: “Aiutami a cambiare la gomma”. In questa circostanza si consuma, secondo le indagini, la prima aggressione, verbale e fisica, da parte di uno dei fermati, Giorgio Scaramella, appartenente alla famiglia. Maurizio viene colpito al volto con il crick della macchin. Nel corso di questa prima aggressione, Cerrato, a sua volta, nel tentativo di difendersi, rompe gli occhiali del proprio aggressore. Ma al termine della stessa si offre di ricomprarglieli.

Scaramella però non ci sta. Si allontana dal posto e torna con suo fratello e altri due uomini (Venditto e Cirillo). Pestano violentemente Cerrato. Poi in due lo tengono fermo, mentre un altro lo accoltella al torace. Quel fendente risulterà poi fatale. “Portatelo in ospedale”, avrebbe detto Scaramella alla figlia mentre se ne va. Gli investigatori hanno fondato motivo di ritenere che si sia trattato di una vera e propria spedizione punitiva nei confronti della vittima.

Nel corso delle indagini si sono dovute registrare, da un lato, l’assoluta mancanza di collaborazione da parte delle persone presenti al fatto e che avevano assistito all’omicidio.  Dall’altro alcune condotte di inquinamento probatorio, quali l’occultamento dell ‘arma del delitto, la predisposizione di un alibi fittizio da parte di uno dei fermati e il tentativo di lavare, subito dopo il fatto, gli indumenti indossati da un altro dei fermati, trovati già nella lavatrice della sua abitazione poco dopo il fatto. All’esito delle formalità di rito, i fermati sono stati portati in cella a Poggioreale a disposizione di questa Procura della Repubblica.

Lo strazio della moglie: “Non li perdonerò mai”

Alle 11 di questa mattina all’esterno della Procura di Torre Annunziata sono arrivate anche le donne di Maurizio, la moglie Tania e la figlia Maria Adriana. “Crescerà senza il padre. Io non li perdonerò mai”, tuona Tania, mamma di un’altra bimba di appena 7 anni. Ha gli occhi stanchi di chi non dorme da giorni.

Tania Sorrentino è arrivata al Tribunale in mattinata. Al suo fianco Maria Adriana, che da lunedì notte ha collaborato con le forze dell’ordine per assicurare alla giustizia le belve che le hanno ucciso il padre dinanzi al suo sguardo attonito. “Lui non ha avuto paura e io non ne avrò mai. Voglio che chi ha ucciso mio padre paghi”.

Eppure sul suo corpo ci sono ancora i segni di quella violenza, accesa da una logica primitiva, sulle sue mani i graffi delle violenze subite. Ma se la giovane figlia racconta quei momenti in cui in quattro hanno ucciso Maurizio Cerrato, c’è chi tace. “Torre Annunziata non è solo quella dell’omertà, ma deve cambiare se no andranno via tutti. Sono dei vigliacchi, ci sono volute quattro persone per bloccarlo e ucciderlo. Altrimenti non ci sarebbero riusciti mai”.

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