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“Caro Vincenzino, non hai nemmeno visto la luce del sole e ti sei trovato catapultato al centro di una tragedia nella tragedia in pasto, insieme ad Alessandra e Concetto, tuoi genitori, ad un giallo mediatico che ai tuoi ha tolto ogni dignità; perché i tuoi genitori sono stati denudati come Cristo sulla croce”. È l’inizio di una lunga lettera destinata al bimbo nato a Portici (Napoli) lo scorso 12 marzo, attualmente ricoverato per ustioni al Santobono di Napoli. I genitori del neonato sono stati entrambi arrestati con l’accusa di maltrattamenti. A scriverla è stato Don Antonio Mazzone, il sacerdote responsabile della casa famiglia “Padre Pio” di Cirò Marina (Reggio Calabria).

La lettera al bimbo ustionato dai genitori a Portici

“Ti scrivo – continua il parroco – perché in parte ti appartengo e mi appartieni: sono l’affidatario, insieme ad un team di professionisti, dei tuoi due fratellini più grandi che tu non conosci e che forse non conoscerai mai. Sono due fratellini bellissimi, tua madre mi diceva, con una punta di orgoglio, che somigliavano a lei. Penso che anche tu sia bellissimo. I tuoi genitori ti hanno dato un nome e per me resta quello, perché sono convinto che nella vita potrai pure non invocare un santo ma certamente invocherai tua madre. La mamma non può essere sostituita!” La casa famiglia, infatti, ospita gli altri due figli della coppia, che sono stati lì collocati circa un anno fa, quando al padre e alla madre è stata sospesa la potestà genitoriale.

“Tutte le soluzioni sono un surrogato spesso necessario o indispensabile. Io per quello che faccio, per un anno ho avuto la possibilità in giorni alterni, di confrontarmi con i tuoi. Ho capito una cosa, caro Vincenzino, che i tuoi non ti avrebbero mai eliminato, hanno avuto tempi e modi diversi a disposizione per poterlo fare anche senza clamore. L’attenzione che richiedevano a noi, ed a me in modo particolare, per i due fratellini era di genitori innamorati e premurosi. Tua madre chiedeva sempre della salute, dei pasti, i farmaci necessari da usare in eventuali raffreddori”.

Con queste parole, Don Antonio Mazzone fa riferimento a ciò che il piccolo sta affrontando proprio in questi giorni. Il neonato è stato già sottoposto a due interventi chirurgici, le cause delle ferite ancora non sono chiare. I medici ipotizzano che sia stato lavato con prodotti non adatti, come candeggina o acqua bollente. Concetto Bocchetti si trova nel carcere di Poggioreale, mentre Alessandra Terracciano, che soffre di evidenti problemi psichiatrici, dopo un iniziale ricovero all’Ospedale del Mare è stata trasferita nel carcere femminile di Pozzuoli.

“Il fratellino più piccolo è alquanto robusto e tuo padre lo chiamava scherzosamente chiattone, e tua madre mi raccomandava di non dare molta pasta e molta carne ed io di rimando la tranquillizzavo assicurandola che tutto si faceva dietro indicazione del pediatra. Vincenzino, gioia del nonno, così mi chiamano i tuoi fratellini, i tuoi genitori avevano un desiderio grande, poter riavere i figli perché, diceva tua madre, ‘i figli sono delle mamme”. Hanno espresso il desiderio di venire qualche giorno da me a stare insieme con i figli. In una telefonata tua madre mi ha detto: “Don Antonio, quando mi daranno i miei bambini me li dovete portare voi a casa e dobbiamo fare una bella festa’ ”, continua la lettera.

Ma è l’ultimo paragrafo, quello in cui il parroco fa mea culpa, a colpire particolarmente: “Purtroppo era chiaro che per riaverli avrebbero dovuto percorrere strade diverse che noi sappiamo ma non le abbiamo saputo indicare, non siamo stati in grado di rimettere la macchina sulla strada giusta. Non abbiamo saputo cogliere i segnali di aiuto che i tuoi genitori, attraverso il loro peregrinare lanciavano verso di noi spettatori distratti ed egoisti chiusi nei nostri affanni e nelle nostre pene. Perdonaci Vincenzino e ti auguro che la brutta storia abbia un lieto fine; penso che non avremmo modo di vederci, ma ti vedrò riflesso negli occhi azzurri del fratellino più grande e pregherò per tutti voi perché il “sogno” si avveri. Dio non abbandona nessuno. Bacini, gioia”. Questo il finale.

Anna Maria Di Nunzio

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