zona rossa rafforzata covid

Le ipotesi al vaglio della cabina di regia del Governo sono tante. Dal lockdown esteso a tutto il Paese per consentire una spinta decisiva alla campagna vaccinale alle chiusure concentrate soltanto nei weekend. La linea dell’Esecutivo oscilla tra rigore assoluto e cautela. Tutto pur di frenare la terza ondata del Covid-19.

Governo, le ipotesi in campo

Oggi si riunirà di nuovo il Comitato Tecnico Scientifico. L’obiettivo è scegliere la strategia migliore per raggiungere nel più breve tempo possibile l’immunità di gregge controbilanciando la diffusione dell’epidemia con le misure restrittive. Tra le ipotesi in campo c’è quella di estendere la zona arancione a tutto il Paese e di applicare le regole della zona rossa in tutti i weekend per i prossimi 40 giorni. Altra idea che circola nel Governo, invece, prevede di far scattare in automatico la fascia di rischio più alta laddove venga superato il rapporto dei 250 casi ogni 100mila abitanti.

Coprifuoco anticipato e altri negozi chiusi nelle zone rosse

Ma tra i membri dell’Esecutivo, e in particolare al Ministero della Salute, viene sposata in queste ore un’altra ipotesi: rendere ancora più “rossa” la zona rossa nei territori in cui la variante inglese si sta diffondendo più rapidamente. Un’ulteriore ondata di restrizioni in Campania e nelle regioni già più compromesse dalla pandemia. In queste aree del Paese potrebbe scattare un anticipo del coprifuoco addirittura fino alle 19. Ci sarebbe a quell’ora la serrata obbligatoria di tutte le attività commerciali, comprese pizzerie e compresi i ristoranti. Le attività di ristorazione non potrebbero lavorare neanche con modalità delivery.

Il lockdown, inoltre, potrebbe estendersi ad altre categorie di negozi, oltre ai barbieri, ai parrucchieri e ai centri estetici, riducendo di fatto le aperture soltanto alle attività essenziali.  Per ora suggestioni, idee, progetti di un’Italia in balia della terza ondata. Anche perché il Dpcm in vigore fino al 6 aprile, in teoria, affida ai presidenti delle Regioni e ai sindaci la responsabilità di adottare misure più restrittive. Ma ora, visto che il virus non accenna a rallentare la corsa, sì impone la necessità di uniformare le regole in alcune aree del Paese.

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