1835 e 2020. Tante coincidenze nel segno di San Gennaro. Nel 19esimo secolo il Santo non fece il miracolo “laico” atteso a dicembre. L’anno successivo fu poi un anno bisestile, proprio come il 2020. Seguì l’arrivo del “morbo asiatico”: il colera. Oggi il Covid. le similitudini tra i due eventi fanno tremare i napoletani.

San Gennaro, il miracolo non c’è stato. Le somiglianze con il 1835

Nel 1835 San Gennaro fece le bizze. A settembre il cardinale Filippo Giudice Caracciolo agitò a lungo l’ampolla contenente il sangue del Santo prima di vederlo sciogliere dieci ore dopo dall’inizio delle celebrazioni. A dicembre andò peggio: il sangue non si sciolse affatto. Fu l’avvisaglia, secondo i credenti, di quello che avvenne l’anno successivo, con il colera che seminò morte in città con una prima ondata nel 1836 e una seconda nel 1837. Le vittime furono 18mila. Una tragedia ancora impressa nella memoria della città, che ha avuto poi a che fare con il terribile morbo anche nel 1973.

Due dunque le somiglianze storiche: il 1836 fu un anno bisestile e scoppiò il colera. Il 2020 anche è stato bisestile ed è scoppiato il Covid. La differenza – non di poco conto, per gli appassionati del culto di San Gennaro – è che, nell’800, il mancato scioglimento fu il presagio funesto dell’epidemia che avrebbe colpito la città; oggi, invece, l’epidemia è già in corso. Cosa significa? Che Napoli deve sopportare un’altra epidemia nel 2021? O che la terza ondata del Covid deve ancora manifestarsi in tutta la sua forza come il colera del 1837-37?

Difficile interpretare i segnali celesti che il Santo Patrono trasmette attraverso la sua ampolla. I presagi funesti si addensano intorno alla reliquia del Duomo e ciascuno vi può leggere ciò che vuole. Il rapporto della città con San Gennaro è profondo, ancestrale. E ogni volta che il prodigio del sangue non si è compiuto, una calamità si è abbattuta sulla città. Proprio come il Covid o il colera del 1836. Il colera tornò a far visita nel 1973. E anche in quella circostanza il sangue non si sciolse. Poi nel 1980, anno del terremoto in Irpinia. La città trema dopo il il mancato scioglimento di ieri. E prega. Nella speranza che quello del Santo sia stato solo un segnale “tardivo” dell’epidemia da Covid che ha già messo in ginocchio la città.

continua a leggere su Teleclubitalia.it