eminio sinni the voice of italy senior

“Sai quante canzoni ho ferme sul pianoforte?”

Questa frase per mesi ha rimbombato nella mia testa.
Sono le parole di Erminio Sinni, cantautore toscano. Eravamo nei camerini della quinta edizione dei TeleClubItalia Awards lo scorso 5 febbraio 2020.

In attesa che lo spettacolo avesse inizio mi ha raccontato delle prime serate nei piano bar della capitale, l’incontro con Cocciante e quel Sanremo del 93’ che lo portò a vincere il premio “Volare” di quell’edizione per la migliore musica del festival.

In quel Sanremo, vinto poi dalla Pausini (Marco se n’è andato e non ritorna più, ndr), Sinni arrivò in quinta posizione con un capolavoro dal titolo “L’amore vero”.
A distaccarlo dalla vetta sanremese dei giovani c’erano Gerardina Trovato, in seconda posizione, e Filippo Neviani, in arte Nek, in terza. Il brano fu scelto come sigla di una soap opera argentina e in sud America vendette più di 800.000 copie.

Erano gli anni della crisi della melodia. I più grandi autori, avevano difficoltà a trovare spazio nelle orecchie del pubblico, il quale veniva sempre più influenzato dagli ascolti della musica straniera, definita più “moderna”.
Ma c’è qualcosa che in Italia funzionò. Si trovava proprio nella track list di “Ossigeno”, l’album di Erminio Sinni pubblicato dopo l’esperienza sanremese.

“E tu davanti a me” fu una bomba musicale esplosa nelle radio, prevalentemente campane e romane. A metà degli anni 90’ Sinni registrava i sold out nelle discoteche e il pubblico aspettava solo di cantare “E tu na na na na…. davanti a me… e un cielo rosso su Roma”.

“Erminio ma come ti è venuta?”
Alla mia domanda Sinni rispose:
”E come quando vivi una cosa forte e poi non perdi tempo a pensarci e scrivi, così di getto”

Un amore sensuale durato il tempo di un avvicendamento. Ma che resta sulla pelle. Un testo pieno di similitudini, che rende la canzone tante piccole scene di un film, sullo sfondo a fare da location, una notte romana.
Per chi scrive canzoni sa che sulle vicende sentimentali è un attimo. Hai cinque minuti per scrivere. Non puoi attendere oltre, devi mettere sul foglio e magari sederti subito al piano.

Nell’ultima edizione degli Awards di TeleClubItalia, sullo stesso palco e allo stesso piano, suonò quaranta minuti prima il giovane Francesco Lettieri, vincitore nel 2019 di Musicultura.
Erminio poco dopo, prima di mettere le dita sulla tastiera, si complimentò pubblicamente col giovane collega. E vi assicuro, in pochi lo fanno.

Ma veniamo al “qui ed ora”.
Quando qualche sera fa Sinni si è trovato e rimettersi in gioco alle blind audition del programma televisivo The Voice of Italy Senior, ho pensato a quei fogli fermi sul pianoforte e a quanto l’Italia sia tardiva con certi talenti. Spesso indifferente o peggio ancora piena di pregiudizi.

Gigi D’Alessio, che nel 93’ portava in giro il suo primo disco di canzoni napoletane, appena ha sentito il nome l’ha riconosciuto e ha detto “stasera ho il piacere di conoscere Erminio Sinni…”.
Alla Bertè, poi scelta da Sinni come coach, il nome giungeva nuovo, ma a quel Sanremo del 93’ era in gara con la sorella Mia Martini. Clementino, appena ascoltata la canzone, voleva cedergli il posto e ha detto “mi sento piccolo piccolo”.

Per Sinni, che il prossimo 5 febbraio compirà 60 anni, giunge una seconda possibilità. Quella della tv, del talent moderno, della bolgia delle sfide e dei televoti.
A 27 anni giusti giusti da quel festival di Sanremo che non premiò, la sua penna, la sua vocalità e la cifra stilistica del cuore.

“Francè il cuore sempre e comunque, prima di tutto” mi ha detto mentre camminavamo in via Aniello Palumbo e lo accompagnavo all’auto.
Mi ha regalato il suo disco ed è ripartito per Roma.

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