Denim Day: Chiara Ferragni ne parla su Tik Tok e Instagram. Ma cos’è il denim day?


Si parla in queste ore su Tik Tok in particolare e poi su Instagram del denim day, anche grazie a Chiara Ferragni. Sul celebre social network più in voga negli ultimi mesi alcuni ragazzi e ragazze, vittime di abusi sessuali, hanno gridato a gran voce con un Tik tok la loro sofferenza e, soprattutto, la

Denim Day: Chiara Ferragni ne parla su Tik Tok e Instagram. Ma cos’è il denim day?

Si parla in queste ore su Tik Tok in particolare e poi su Instagram del denim day, anche grazie a Chiara Ferragni. Sul celebre social network più in voga negli ultimi mesi alcuni ragazzi e ragazze, vittime di abusi sessuali, hanno gridato a gran voce con un Tik tok la loro sofferenza e, soprattutto, la loro forza per aver superato quel momento.

I protagonisti dei video in questione mostrano nella stragrande maggioranza dei casi gli indumenti che indossavano nel momento dell’abuso, ma ad accomunarli sono soprattutto il sorriso e la forza d’animo grazie ai quali sono riusciti a superare le bufera e a dimostrare al mondo e a sè stessi che “Non si diventa ciò che si è subito”.

L’iniziativa è stata promossa anche da Chiara Ferragni sul suo profilo Instagram personale. L’influencer ha condiviso diversi tik tok che erano appunto a tema con il “denim day”. Da lì le si è aperto un mondo e tanti suoi fan le hanno scritto condividendo con lei le storie di abusi che hanno vissuto.

Cos’è il denim day?

Il Denim Day si tiene il 29 aprile di ogni anno. E’ un evento in cui le persone sono incoraggiate a indossare jeans (denim) per aumentare la consapevolezza di stupri e aggressioni sessuali. In Italia negli anni ’90, un istruttore di guida di 45 anni è stato accusato di stupro. Quando ha preso una ragazza di 18 anni per la sua prima lezione di guida, l’ha aggredita sessualmente, poi le ha detto che se lo avesse detto a qualcuno che l’avrebbe uccisa. Più tardi quella notte ha detto ai suoi genitori e ai suoi genitori di averla aiutata a denunciare. Lo stupratore è stato condannato e condannato per una minore accusa di esposizione indecente. La vittima ha fatto appello e successivamente è stato condannato per tutte le accuse. 

L’imputato ha fatto appello alla Corte suprema italiana, che ha annullato la condanna nel 1998 perché la vittima indossava jeans attillati. Si sosteneva che i jeans fossero così stretti che l’unico modo per toglierli era se avesse aiutato il suo aggressore a rimuovere i suoi jeans, rendendo così l’atto consensuale (“poiché la vittima indossava jeans molto, molto stretti, doveva aiutare lui li rimuove … e rimuovendo i jeans … non era più stupro ma sesso consensuale “). La Corte Suprema italiana ha dichiarato nella sua decisione “è un fatto di comune esperienza che è quasi impossibile sfilare i jeans attillati anche in parte senza la collaborazione attiva della persona che li indossa”. A partire dal 2008 la Corte Suprema italiana ha ribaltato le loro conclusioni e non esiste più una difesa “denim” per l’accusa di stupro.

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La protesta

Questa sentenza ha suscitato una protesta diffusa. Il giorno dopo la decisione, le donne del parlamento italiano hanno protestato indossando jeans e tenendo in mano cartelli con la scritta “Jeans: An Alibi for Rape”. In segno di sostegno, il Senato e l’ Assemblea della California hanno seguito l’esempio. Presto Patricia Giggans, direttore esecutivo della Commissione sugli assalti contro le donne (ora Peace Over Violence), ha reso Denim Day un evento annuale. A partire dal 2011, almeno 20 stati degli Stati Uniti riconoscono ufficialmente il Denim Day in aprile. Indossare jeans in questo giorno è diventato un simbolo internazionale di protesta contro tali atteggiamenti nei confronti di aggressioni sessuali.

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