Corruzione, scandalo nella Polizia Municipale di Napoli: coinvolto anche il capitano Leone

Corruzione, scandalo nella Polizia Municipale di Napoli: coinvolto anche il capitano Leone

Napoli. Scandalo tra i vigili urbani di Napoli. Un’ordinanza cautelare dal Gip di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica ha sottoposto all’obbligo di presentazione alla PG gli indagati Giovanni Leone, classe ’59, capitano della Polizia Municipale di Napoli; Cesare La Pia, classe ’56, agente della Polizia Municipale di Napoli; e Pietro Pacilio, nato a Calandrino, classe ’50. I reati per i quali si procede nei confronti degli indagati sono tentata concussione, corruzione propria per Leone Giovanni, 319-321 c.p. per Pacilio Pietro e induzione indebita a dare o promettere utilità per La Pia Cesare.

Le indagini, espletate dalla stessa Polizia Locale di Napoli e coordinate dalla 2^ e dalla 5^ sezione indagini della Procura di Napoli, hanno consentito di accertare che il Leone aveva tentato di ottenere indebitamente da un vicino di casa, dalla cui denuncia ha avuto origine il procedimento, il pagamento di una somma di denaro di 5mila euro per consentirgli di completare la realizzazione di lavori edili abusivi presso la sua proprietà, e che, nel corso degli anni, aveva percepito reiteratamente dal Pacilio somme indebite di denaro al fine di permettergli la realizzazione di opere edilizie abusive.

Il La Pia è indagato per avere indebitamente percepito la somma di 300 euro dal denunciante in cambio della promessa dell’intervento di agenti dell’ufficio antiabusivismo della Polizia Locale di Napoli per effettuare controlli di alcune opere edili abusive.

Il Gip, ritenendo la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, ha applicato nei confronti dei soggetti indagati la misura coercitiva dell’obbligo di presentazione alla PG. La Procura aveva chiesto l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti del Leone e degli arresti domiciliari nei confronti del Pacilio e del La Pia, avuto riguardo, da un lato, alla estrema gravità della vicenda per cui si procede, caratterizzata da una consuetudine protratta nel tempo a pratiche corruttive, e, dall’altro, alla inidoneità di altre, meno gravi misure coercitive a salvaguardare le esigenze cautelari, trattandosi di ufficiali e di agenti della Polizia Locale tuttora in servizio.