La nuova variante Xe del Covid è arrivata in Italia. In Veneto sono stati segnalati i primi due casi della variante nata dalla combinazione di Omicron 1 e 2. A contrarla sono stati un bambino di appena un anno e un trentenne, entrambi non in gravi condizioni.

Variante Xe in Italia, positivi un bambino e un 30enne: cosa sappiamo sui sintomi

I sintomi manifestati sono febbre, tosse e altri disturbi riconducibili alla sfera dell’influenza, da cui si stanno in ogni caso riprendendo. Secondo l’ultimo bollettino dell’Oms, la variante Xe avrebbe un vantaggio del 10% in termini di trasmissibilità rispetto a BA.2, ma “la scoperta richiede ulteriori conferme”.

Per Massimo Galli, già professore ordinario di Malattie infettive all’Università Statale di Milano e primario all’Ospedale Sacco la variante è nata “probabilmente dall’infezione concomitante di Omicron 1 e 2 in qualche organismo dove hanno ricombinato le loro caratteristiche genetiche in una sottovariante”, ha detto a La Stampa.

La grande platea di vaccinati e di guariti “favorisce la selezione di sottospecie, seppur in un quadro di mutazioni casuali. Si tratta di continui minimi cambiamenti, già si annuncia la Xj, che portano a riflettere”, ha aggiunto.

“Da un lato potremmo essere sulla strada della minore patogenicità del virus. Dall’altro – ha proseguito il virologo – si registra una maggiore capacità di diffusione delle sottovarianti e di conseguenza una riduzione della forza protettiva dei vaccini verso l’infezione. Questo per fortuna non si associa a una diminuzione altrettanto cospicua nei confronti della malattia grave”.

In questa prospettiva rischiano di più i non vaccinati “ma rispetto a prima rischiano di più anche i vaccinati, poi dipende molto di chi si tratti. Xe è quasi un virus nuovo rispetto a quello per cui i vaccini sono stati creati – ha aggiunto – per cui, in particolare nei soggetti anziani e fragili, si possono verificare più difetti della protezione, anche dopo la terza dose”.

 

 

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