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Un parroco al servizio di tutti: in ricordo di Don Raffaele Abete

C’è un aggettivo che oggi si usa poco, forse perché troppo semplice per il nostro vocabolario sofisticato, chirurgico, intellettualoide. Ma è proprio quello che ci viene in mente pensando a lui: buono. Don Raffaele Abete, parroco di Melito, morto ad appena 59 anni, era buono.

Un parroco al servizio di tutti: in ricordo di Don Raffaele Abete

Non buono in senso banale, non bonario in modo remissivo, ma buono nel senso pieno, rotondo, radicato nel Vangelo e nella terra. È morto il 3 dicembre del 1980 , e la comunità parrocchiale melitese che ha servito con zelo e devozione, continua a esprimere il suo dolore con parole commosse, con ricordi, con preghiere e con una gratitudine che non si spegnerà mai, quasi a testimoniare il perenne ricordo di chi è stato testimone di Cristo in quella Melito che si andava trasformando da centro agricolo ad appendice vera e propria della limitrofa metropoli.

Quella fredda mattina del 3 dicembre dell’80, poco dopo mezzogiorno, Melito e i melitesi persero un prete buono e appassionato, un maestro che aveva guidato, diverse generazioni, nella conoscenza delle Scritture, che aveva insegnato a cercare e a trovare in esse davvero Parola di Dio. “L’uomo della Parola”, fu definito dall’allora arcivescovo di Napoli, il cardinale Corrdado Ursi

L’uomo che aveva insegnato a generazioni di seminaristi, di presbiteri, di religiosi, religiose e di laici, a cercatori di Dio e a pensanti, credenti e non credenti, nella nostra città e in ogni parte del mondo, a scrutare le Scritture con tutti gli strumenti di una competente e puntuale esegesi scientifica e con uno sguardo sapienziale che dal dato sapeva condurre verso il mistero sempre più profondo ed inesauribile, fonte viva di vita e di speranza. Tanti sono stati i sacerdoti che si sono formati alla sua umile scuola: i compianto don Peppino Liccardo, viceparroco con lui a Melito e poi per lunghissimi anni parroco di Sant’Agrippino ad Arzano, don Antonio Cecere, tra i primi parroci di Scampia dove iniziò la sua azione pastorale in un garage, don Ciro Papa, il padre francescano Nicola Di Domenico, padre Alfredo Tortorella, don Gennaro Chianese, don Vittorio Garzone e l’altro padre francescano Stefano Orsi.

“Con la morte di don Raffaele non si è chiusa un’epoca grande e significativa della nostra Chiesa melitese, perché la sua testimonianza, assieme a quella di tanti altri che hanno condiviso con lui il cammino, ci rimane come lascito e come compito: continuiamo ad appassionarci al Vangelo e alla Persona di Cristo, professiamo integro il nostro credo ecclesiale, lasciamoci toccare oggi dall’amore di Dio per esserne – oggi e domani – strumenti, testimoni e ministri”, come sottolinea l’attuale parroco della chiesa madre di Melito, don Carmine Autorino.

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