Assegni per decine di migliaia di euro, documenti che secondo l’accusa sarebbero stati falsificati, telefonate costruite per convincere le vittime di essere finite nel mirino di una fantomatica frode bancaria e, sullo sfondo, il sospetto di un articolato sistema di riciclaggio. È questo il quadro delineato dalla Procura della Repubblica di Foggia nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo a un procedimento che coinvolge 39 persone. Per l’accusa una serie di episodi sarebbero riconducibili a un gruppo organizzato.
Truffe svuotaconto e telefonate trappola: 39 indagati tra Napoli e Foggia
Le contestazioni sono diverse e riguardano associazione per delinquere, falsificazione e uso di documenti, truffa, tentata truffa e riciclaggio. L’accusa dovrà ora confrontarsi con le difese e con le successive fasi del procedimento.
Uno degli episodi più significativi riguarda un assegno dell’importo di 92 mila euro. Secondo l’accusa, il titolo sarebbe stato falsificato e successivamente negoziato attraverso un conto bancario. Alla vicenda viene collegata anche una contestazione di riciclaggio, relativa alla successiva movimentazione delle somme.
In un’altra occasione, secondo la ricostruzione, la vittima sarebbe stata contattata telefonicamente da finti operatori di Poste Italiane e, successivamente, da falsi Carabinieri. Il pretesto sarebbe stato quello di un presunto attacco al conto corrente. Attraverso una specifica tecnica, gli indagati avrebbero messo in allarme il malcapitato, inducendolo a compilare sei assegni per un valore complessivo di 87 mila euro.
Nel procedimento compaiono persone alle quali la Procura attribuisce ruoli differenti. Infatti, le accuse variano da persona a persona e comprendono episodi e condotte differenti. Sarà dunque nelle prossime fasi del procedimento che le singole posizioni verranno ulteriormente definite e che le accuse potranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria.







