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Proseguono le inchieste sulle presunte truffe legate al bonus facciate, misure che prevedeva incentivi fino al 90 % della spesa necessaria. La Procura di Napoli sta accendendo i riflettori su 9 edifici e sulle attività condotte nel corso degli ultimi mesi – come riporta il quotidiano Il Mattino – da parte di un commercialista napoletano. A luglio è stato raggiunto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari.

Truffa del bonus tra Napoli, Giugliano, Quarto e Marano: commercialista resta ai domiciliari

Il provvedimento è stato confermato in questi giorni dal Riesame. Gli arresti sono stati invece revocati per altri due indagati ed è caduta l’ipotesi di associazione a delinquere. Proseguono però gli accertamenti da parte della Guardia di Finanza su un’operazione che avrebbe fruttato circa 600mila euro per lavori mai eseguiti.

L’inchiesta è partita dalla denuncia di alcuni residenti in due condomìni (uno a Casalnuovo, l’altro in via Nazionale delle Puglie), allertati da una serie di presunte anomalie. I condòmini si erano accorti, tramite la consultazione del proprio cassetto fiscale, di aver ceduto i crediti per il bonus facciate, a proposito della ristrutturazione dei rispettivi edifici. Eppure – secondo quanto si legge nel corso delle denunce – non sarebbe stato dato alcun mandato.

Gli edifici interessati

Restano delle ipotesi al vaglio degli inquirenti, alla luce delle testimonianze emerse sul ruolo di amministratore di nove condomìni. In questi mesi, infatti, i finanzieri hanno raccolto le testimonianze di un condominio di via Hugo Pratt, all’interno di condomini di Parco del sole e in via Martini a Pozzuoli, di via Livio Andronico a Napoli, di via Nuovo Arbusto a Marano, in via Epitaffio a Giugliano, in via De Falco a Quarto, del condominio Via Roma 424 in via Toledo (qui il restauro è passato con il via libera della Sovrintendenza), e di un edificio in vico Latilla a Napoli.

Per gli inquirenti, non ci sono dubbi: si tratta di generazione di crediti fittizi, poi ceduti a una società, che viene bollata come società di copertura, priva di dipendenti, con costi di gestione esigui, a cui non vengono ricondotti beni mobili o immobili. Il commercialista però avrebbe presentato foto e riscontri, sostenendo di aver usato il bonus facciate per lavori realmente effettuati. Accertamenti ancora in corso quindi e non si escludono ulteriori sorprese.

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