Il Comune di Torre Annunziata è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri dopo che la prefettura aveva inoltrato la richiesta al Viminale.

Nei prossimi giorni il prefetto di Napoli, Claudio Palomba, dovrà nominare la terna di commissari al governo della città per i prossimi 18 mesi. A causa della decisione dell’Esecutivo la città oplontina non sarà interessata dal voto per le amministrative in programma il prossimo 12 giugno.

“Atto dovuto”

“È stato un atto dovuto la decisione adottata oggi dal Consiglio dei ministri di sciogliere per infiltrazioni mafiose il Comune di Torre Annunziata. Un’amministrazione già colpita da inchieste e arresti per gravi fatti di corruzione”, fa sapere in una nota il senatore Sandro Ruotolo del Gruppo Misto.

“L’ex vice sindaco e assessore alla legalità, Lorenzo Diana, chiamato a bonificare quella impervia palude burocratica, fu indotto, dopo soli cinque mesi, a rassegnare le dimissioni. A Torre Annunziata è tempo di dare un segnale di cambiamento. Ci sono minimo 18 mesi per ricostruire con rigore e trasparenza una classe dirigente credibile”, ha proseguito Ruotolo, lanciando anche un appello in vista delle vicine elezioni amministrative.

L’appello, si legge, “è rivolto principalmente ai partiti politici ma anche a quelle liste civiche che si presenteranno alle urne affinché sottoscrivano un ‘patto d’onore’ con i cittadini di Torre Annunziata, impegnandosi a non candidare chi si troverà coinvolto nella relazione del decreto di scioglimento, chi per parentela diretta e acquisita è in rapporti o frequentazioni con personaggi legati ai clan oppure coinvolto in indagini. Torre Annunziata è una città disperata, disorientata dove regna un clima di sfiducia verso le istituzioni percepite come un corpo estraneo. L’uccisione di Maurizio Cerrato, il suo sangue innocente, deve spingere anche la politica a un salto di qualità. Oltre alla corruzione da oggi sappiamo che a Torre Annunziata, così come a Castellammare di Stabia, il condizionamento mafioso ha pesato e pesa sulle scelte della politica”, ha detto il senatore del Gruppo Misto.

“Da queste parti i clan fanno affari da oltre 40 anni con una certa borghesia e imprenditoria mafiosa. È tempo di una ricostruzione democratica, occorre una classe dirigente in grado di riaccendere la speranza e lasciare alle spalle il vecchio modo di fare politica fatto di clientelismo e voto di scambio”, ha concluso.

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