Tifoso del portici ferito, l’appello del padre: “Gli ultras devono isolare i violenti”

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A CAMPANIA OGGI si torna sul tema della grave aggressione subita da un giovane ragazzo, al termine della partita di calcio tra Puteolana e Portici. Il 34enne è stato aggredito brutalmente e si trova attualmente in ospedale in condizioni gravissime, in fin di vita. Una vicenda che ha profondamente scosso il mondo del calcio e le comunità coinvolte, riportando al centro dell’attenzione il problema della violenza negli stadi e negli ambienti legati alle tifoserie organizzate.

 

Il 2 Novembre, a Portici si è svolta una manifestazione di solidarietà e preghiera per Mario. Numerosi cittadini, giovani e tifosi si sono riuniti per dimostrare la propria vicinanza alla famiglia e pregare affinché il ragazzo possa superare questo momento drammatico.

La sorella di Mario, intervenuta brevemente durante la manifestazione, ha ringraziato tutte le persone presenti, sottolineando quanto sia importante ricevere il sostegno della comunità. Ha spiegato che la famiglia si è riunita soprattutto per pregare e trovare la forza necessaria ad affrontare una situazione così dolorosa. Ha inoltre espresso gratitudine verso i cittadini di Portici e di Ercolano che hanno partecipato al momento di preghiera.

 

Le condizioni mediche di Mario: parla il padre Massimo

Il padre di Mario, Massimo, ha aggiornato i telespettatori sulle condizioni del figlio. L’ultimo contatto con i medici era avvenuto nel pomeriggio del giorno precedente. Secondo quanto riferito, le condizioni del ragazzo rimangono critiche e la prognosi è riservata, ma Mario risulta stabile.

I medici hanno spiegato alla famiglia che, finché le condizioni del giovane rimarranno stabili, potranno continuare a lavorare e intervenire per cercare di migliorare la sua situazione clinica. La famiglia continua quindi a vivere ore di grande apprensione, aggrappandosi alla speranza che Mario possa farcela.

 

L’intervento del direttore sportivo del Portici: un’aggressione che non ha nulla a che vedere con il calcio

Il direttore sportivo del Portici ha condannato duramente quanto accaduto, definendo l’episodio inaccettabile. Ha evidenziato che il fenomeno della violenza legata alle tifoserie organizzate deve essere contrastato in tutte le categorie, dalla Serie A ai campionati dilettantistici.

Ha precisato, tuttavia, che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, perché il mondo ultras non coincide necessariamente con la criminalità. Secondo il suo ragionamento, la cultura ultras, pur presentando talvolta comportamenti eccessivi, non dovrebbe contemplare l’utilizzo di bastoni, coltelli e altri strumenti di violenza. Quanto accaduto rappresenta quindi un superamento gravissimo anche dei principi che molti gruppi ultras dichiarano di rispettare.

 

Il direttore sportivo ha ricordato inoltre le proprie esperienze nelle trasferte a Pozzuoli, sottolineando che in passato aveva sempre trovato un servizio d’ordine attento ed efficace, con una presenza significativa di forze dell’ordine e interventi tempestivi anche in caso di discussioni tra tifosi e giocatori.

Proprio per questo ha sollevato alcuni interrogativi sull’organizzazione della sicurezza in occasione della partita in questione. Secondo il suo punto di vista, oltre alla presenza di soggetti violenti, potrebbe esserci stata anche una carenza nella gestione e nella tutela dei tifosi ospiti.

 

Sollecitato sulle possibili responsabilità relative al servizio d’ordine, Massimo ha preferito non esprimere giudizi. Ha spiegato che la vicenda è attualmente oggetto di indagine e che sarà necessario attendere il lavoro degli investigatori per ricostruire quanto realmente accaduto.

Il padre ha dichiarato che, in questo momento, il suo unico pensiero è rivolto alle condizioni del figlio. Non intende alimentare polemiche né anticipare conclusioni sulle responsabilità, perché la priorità assoluta rimane la salute di Mario.

 

Il racconto del padre: la telefonata e l’arrivo in ospedale

Massimo ha raccontato anche il momento in cui ha scoperto che suo figlio era rimasto vittima dell’aggressione. Si trovava tranquillamente sul divano quando, intorno alle 17:30-18:00, ha ricevuto la telefonata di un amico che lo avvisava che Mario era caduto e si trovava all’ospedale di Pozzuoli.

Inizialmente gli era stato riferito che si trattava di una caduta, ma quando è arrivato in ospedale e ha visto la presenza di numerosi agenti di polizia ha immediatamente intuito che la situazione fosse molto più grave.

Il padre ha raccontato che alcuni poliziotti gli si sono avvicinati, lo hanno preso per un braccio e hanno cercato di tranquillizzarlo, dicendogli che in ospedale c’erano ottimi medici.

 

Chi è Mario: il ritratto di un ragazzo lavoratore

Durante l’intervista, Massimo ha voluto anche difendere la figura del figlio da eventuali giudizi e ricostruzioni che potrebbero attribuirgli comportamenti o responsabilità nell’accaduto. Ha dichiarato di conoscere perfettamente Mario e di sapere che tipo di ragazzo sia. Lo ha descritto come un giovane serio, lavoratore e impegnato a portare avanti la propria famiglia, tanto da svolgere due lavori e, in alcune occasioni, anche tre.

 

L’appello del padre: basta violenza nel calcio

Uno dei momenti più significativi dell’intervista è rappresentato dall’appello lanciato da Massimo a tutti i tifosi e soprattutto ai giovani che frequentano gli stadi. Il padre ha dichiarato che la violenza è un comportamento da stupidi e che dietro ogni episodio di questo genere si nascondono famiglie che soffrono. Ha spiegato quanto sia atroce per un genitore uscire di casa per assistere a una partita di calcio e ritrovarsi, poche ore dopo, con un figlio in fin di vita. Il suo desiderio è che quanto accaduto a Mario possa rappresentare un punto di partenza per cambiare realmente le cose e impedire che altre famiglie debbano vivere lo stesso dramma.

 

Ha richiamato anche il ricordo di Ciro Esposito, ricordando la presenza in chiesa della madre di Ciro durante la manifestazione. Un riferimento che dimostra come il problema della violenza calcistica continui a ripetersi negli anni, lasciando dietro di sé dolore e famiglie distrutte.

Il messaggio di Massimo è chiaro: bisogna lavorare molto di più per fermare la violenza, perché oggi la vittima è suo figlio, ma domani potrebbe essere il figlio di un’altra famiglia.

 

La chiusura dello stadio della Puteolana e le conseguenze per la città

La vicenda ha portato anche a importanti provvedimenti sportivi e restrittivi. Tra quelli annunciati durante la trasmissione figurano diversi DASPO e la decisione di far disputare alla Puteolana le partite casalinghe a porte chiuse per il resto del campionato. Il direttore sportivo del Portici ha commentato questa decisione evidenziando come, ancora una volta, a pagare il prezzo delle azioni di pochi violenti siano anche i tifosi perbene, la società sportiva e un’intera città.

 

Ha ricordato un episodio simile avvenuto a Giugliano circa quattordici anni prima, quando anche in quel caso la chiusura dello stadio aveva prodotto conseguenze pesanti per l’ambiente calcistico locale. Secondo il direttore, situazioni del genere rischiano di compromettere il lavoro e la passione di persone che investono tempo e risorse per costruire qualcosa di positivo attraverso il calcio.

 

Durante la discussione è stato affrontato anche il ruolo delle società sportive nel contrastare la presenza di soggetti violenti all’interno delle tifoserie organizzate. Il direttore sportivo ha spiegato che le società dilettantistiche, soprattutto quelle che militano in Eccellenza e Serie D, spesso non dispongono delle risorse economiche e organizzative necessarie per affrontare direttamente questo fenomeno.

Ha ricordato che molti presidenti e dirigenti portano avanti le proprie società esclusivamente per passione, investendo risorse personali e spesso rimettendoci economicamente, senza ricevere sostegni adeguati.

 

Ha inoltre osservato che non è sempre semplice individuare preventivamente chi possa trasformare una giornata di sport in un episodio di violenza. Ha citato anche le belle coreografie e le manifestazioni di sostegno organizzate dai gruppi ultras, che possono rappresentare un’espressione positiva di appartenenza e passione. Secondo il direttore, proprio per questa difficoltà nell’individuare preventivamente i soggetti pericolosi, il controllo e la sicurezza devono essere garantiti dalle autorità competenti.

 

La denuncia finale del padre: un’aggressione a pochi metri dalla caserma dei carabinieri

Prima di concludere il collegamento, Massimo ha voluto aggiungere una considerazione particolarmente forte. Secondo quanto da lui riferito, al momento dell’aggressione sarebbero state presenti più persone violente e non soltanto un singolo soggetto.

Ha inoltre sottolineato un elemento che considera particolarmente grave: l’episodio sarebbe avvenuto a circa cinque metri dalla caserma dei carabinieri. Per il padre, agire in un luogo del genere dimostrerebbe un atteggiamento di sfida nei confronti delle forze dell’ordine.

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