“Dopo aver visto quelle immagini non posso più perdonarli. Non è stato uno scontro uno contro uno, ma cinque contro uno. Hanno agito come bestie, sembravano le bestie di Satana”. Sono parole cariche di rabbia e dolore quelle di Massimo Spedaliere, padre di Mario, il 34enne tifoso del Portici ridotto in fin di vita dopo una violenta aggressione avvenuta a Pozzuoli al termine della partita contro la Puteolana.
Mario, padre di due bambini e con un terzo figlio in arrivo, resta ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale Santa Maria delle Grazie. Mentre la famiglia continua a sperare in un miglioramento, le indagini hanno portato all’arresto di otto persone coinvolte negli scontri tra tifoserie.
Aggressione a Mario Spedaliere, il padre: «Non perdono nessuno»
La notizia degli arresti ha suscitato sentimenti contrastanti nel padre del 34enne. Da una parte la soddisfazione per il lavoro delle forze dell’ordine, dall’altra l’amarezza per la decisione di concedere gli arresti domiciliari al 19enne che ha ammesso di aver colpito Mario alla testa con una mazza.
«Io mi sento un po’ risollevato perché credo nella giustizia. Adesso vediamo cosa succede», ha dichiarato Massimo Spedaliere all’esterno del reparto di Rianimazione.
Il padre ha poi contestato la mancata detenzione in carcere del giovane, disposta per ragioni legate alle sue condizioni di salute.
«Se davvero è malato cosa ci faceva per strada? Armato di mazza da baseball? Se ha sbagliato deve pagare».
Ma è soprattutto dopo aver visto le immagini dell’aggressione che il genitore ha cambiato radicalmente posizione sulla possibilità di perdonare i responsabili.
«Inizialmente avevo parlato di perdono, ma ora dopo aver visto quelle immagini non c’è niente da perdonare. Sono delle bestie, hanno agito in cinque contro mio figlio che era solo».
Uno sfogo che racconta la disperazione di un padre costretto ad attendere notizie dal reparto di Rianimazione, mentre il figlio continua a lottare tra la vita e la morte.
Mario Spedaliere, lievissimo miglioramento: i medici valutano il risveglio
In un quadro clinico ancora estremamente delicato, dall’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli è arrivato un primo, timido segnale positivo.
Durante un colloquio con il padre, il fratello e la moglie del 34enne, i medici hanno comunicato un «lievissimo miglioramento» delle condizioni di Mario Spedaliere.
Secondo quanto riferito alla famiglia, qualora il quadro clinico dovesse mantenersi stabile nelle successive 48 ore, i sanitari potrebbero valutare una progressiva riduzione della sedazione per verificare le risposte neurologiche del paziente.
Si tratta della cosiddetta finestra neurologica, una procedura che consente ai medici di osservare le condizioni neurologiche del paziente attraverso una temporanea sospensione o riduzione dei farmaci sedativi. Le condizioni del 34enne restano comunque gravissime e la prognosi rimane estremamente riservata.
La sorella Susy: «Mario deve tornare a casa dai suoi bambini»
Accanto al padre, anche Susy Spedaliere, sorella di Mario, continua a chiedere giustizia per quanto accaduto. Ma oggi la sua priorità è una sola: rivedere il fratello tornare a casa dalla moglie e dai figli.
«Non perdoniamo nessuno. Le immagini di quanto accaduto parlano chiaro. Adesso ci vogliono pene severe, ma prima mio fratello deve tornare a casa, dalla sua famiglia che ha bisogno di lui».
Nel frattempo, Susy ha deciso di aiutare concretamente la famiglia, assumendosi anche parte degli impegni lavorativi per garantire sostegno economico ai nipoti e alla cognata.
«Io sto portando avanti l’attività insieme a mia cognata, perché nel frattempo c’è una famiglia da sfamare. Alla Perla del Mediterraneo, a Ercolano, dove lavora mia cognata, adesso ci sono anche io».
Un impegno che nasce dalla volontà di proteggere i bambini e alleggerire le preoccupazioni del fratello quando potrà finalmente tornare alla normalità.
«A me non importa se Mario esce tra una settimana o un mese, basta che esca». E ancora: «Voglio che, quando mio fratello riaprirà gli occhi, non debba avere nessun pensiero, ma solo tanta serenità e riposo».







