Un sistema rodato, costruito sul ricatto e sulla paura di restare fuori dal circuito “pulito” delle imprese. È questo lo scenario che emerge dall’inchiesta sulle tangenti legate alla “white list”, che questa mattina ha portato all’arresto di un ispettore di Polizia, in servizio alla Questura di Caserta e alla GIA (Gruppo Interforze Antimafia), e di un commercialista.
Tangenti sulle “white list” nell’Agro Aversano: arrestati ispettore di Polizia e commercialista
Le accuse sono pesanti: concussione e rivelazione del segreto d’ufficio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due avrebbero chiesto denaro a giovani imprenditori dell’agro aversano per favorire iscrizioni e permanenze nelle liste prefettizie, strumenti fondamentali per operare senza sospetti di infiltrazioni criminali.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Caserta e coordinate dalla Procura di Napoli Nord, hanno preso il via dopo la denuncia di due imprenditori e sono durate circa un mese. Da lì è emerso un quadro inquietante, che al momento conta due episodi accertati ma che potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.
I dettagli dell’operazione sono stati illustrati, questa mattina, nel corso di una conferenza stampa in Procura dal procuratore capo Domenico Airoma, dal procuratore aggiunto Maria Di Mauro, dal questore di Caserta Andrea Grassi e dal capo della Squadra Mobile Massimiliano Russo. Parole di amarezza e di “profondo dolore” sono state espresse sia da Airoma che da Grassi per il coinvolgimento di un appartenente alle forze dell’ordine.
Capo Procuratore Airoma: “Denuncino anche gli altri imprenditori”
Secondo gli inquirenti, il meccanismo era ben strutturato: l’ispettore e il commercialista individuavano imprenditori, spesso realtà “grigie” a rischio esclusione dalle white list, li convocavano e chiedevano somme di denaro che potevano arrivare a migliaia di euro. Tutto avveniva con estrema cautela, anche per evitare intercettazioni. Il commercialista, inoltre, simulava consulenze professionali ed emetteva fatture per giustificare parte dei pagamenti. Un sistema che, secondo la Procura, potrebbe aver coinvolto altri imprenditori.
Proprio per questo, il procuratore Airoma ha lanciato un appello ai imprenditori: “La Questura e la Squadra Mobile hanno dimostrato professionalità nel far emergere il marcio anche al loro interno. Mi aspetto che gli imprenditori trovino il coraggio di denunciare”. Alla luce di quanto emerso, potrebbe essere avviata, assieme alla Prefettura, una ricognizione delle “white list” per verificare eventuali irregolarità nelle iscrizioni. Intanto, la Questura di Caserta è pronta a emettere a breve un decreto di sospensione dal servizio nei confronti dell’ispettore coinvolto. Entrambi gli indagati si trovano attualmente reclusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.








