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Sanremo, perché Sal Da Vinci ha già vinto la kermesse

Nella “giungla” social dove tutti, ma proprio tutti, dicono la propria, le ultime giornate sono caratterizzate dal festival della canzone italiana, evento che non è solo esclusivamente lo spaccato di uno scenario musicale, ma è da sempre anche un fenomeno di costume, intorno al quale circola un indotto importante in termini economici e non solo. Un carrozzone sul quale tutti vorrebbero salire anche solo per qualche istante.

Quest’anno, senza alcun dubbio, Napoli è protagonista: cinque sono gli interpreti che rappresentano la Campania nella città dei fiori: LDA, AKA7even, Samurai J, Luchè e Sal Da Vinci. Molti addetti ai lavori cercano di analizzare l’”operazione Sanremo” di quest’ultimo, reduce negli ultimi mesi da un successo di numeri, ascolti e visibilità, grazie al brano “Rossetto e caffè”.

Sal Da Vinci canta sul palco dell’Ariston “Per sempre si”, un brano “vecchio stile” dal sapore melodico, cucito addosso alla sua vocalità, con un arrangiamento caratterizzato da stacchi musicali e da un ritornello dinamico che lo rende orecchiabile, radiofonico, in definitiva, facilmente fruibile. L’altra “furbata” che rende tutto ancor più vicino alla gente è l’insieme di movimenti che l’artista compie nel corso dell’esecuzione ed infine quell’anello che, mostrato al pubblico, sembra suggellare il “dominio pop” su un festival di belle canzoni sicuramente, ma che non tendono la mano al grande pubblico come ha fatto l’artista nato a New York e cresciuto a Napoli.

Già il fatto di spopolare dopo tre giorni di festival e registrare ovazioni in teatro ogni volta che appare, e aggiungo, comparire sulle homepage di tutti gli smartphone d’Italia, fanno del cantante e attore, il vincitore morale della manifestazione numero 76 diretta da Carlo Conti.

Le note da evidenziare oltre la musica, sono quelle relative al marketing. Da lunedì, chi ha intenzione di sposarsi, si metterà in fila per avere Da Vinci al proprio matrimonio anche solo per la durata della canzone e forse a qualsiasi prezzo. Non è ancora noto se andare a cantare il brano nelle cerimonie sia un’eventualità che l’entourage dell’artista contempla o meno. E su questo ci informeremo. La corsa certa è che creare una canzone per Sanremo, non era facile dopo la hit “Rossetto e caffè”, ma pare ci siano i presupposti per “spaccare” nuovamente, consolidando il rilancio di un’artista completo che ha fatto “artisticamente” di tutto: da bambino la sceneggiata nella compagnia del padre Mario (Da Vinci, ndr), da ragazzo l’attore di cinema diretto da Carlo Verdone nella pellicola “Troppo forte”, il protagonista nel musical “C’era una volta scugnizzi”, opera di Claudio Mattone, quasi quarant’anni di discografia, concerti, televisione e colonne sonore per il grande schermo. Piccola chicca, tra il 93’ e il 94’ vinse il neonato “Festival Italiano”, un tentativo di creare la concorrenza a Sanremo durato pochissimo. Il brano si intitolava “Vera” e lanciò Sal Da Vinci nella discografia “adulta” dopo le esperienze familiari.

In molti non lo ammetteranno (o non lo vogliono ammettere) ma Sal Da Vinci ha già vinto, raccogliendo finalmente i frutti di una carriera in cui, per vocalità ed espressività, avrebbe meritato molto di più. Domani è il giorno del verdetto, poi vedremo le vendite. Il cantante napoletano ha conquistato tutti, critica e pubblico, e finora, se è vero che quando si va a Sanremo si deve pensare a tutto, dalla canzone al vestito, non ha sbagliato una mossa.

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