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Rapina al Crédit Agricole del Vomero, la svolta nelle indagini: individuato il basista

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Potrebbe essere stato un complice interno a rendere possibile la spettacolare rapina messa a segno lo scorso 16 aprile nella filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, al Vomero. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Napoli, un basista avrebbe fornito ai rapinatori dettagli fondamentali sulla struttura della banca, indicando la posizione del caveau, dei sistemi di allarme e dei dispositivi di sicurezza presenti all’interno dell’istituto.

Rapina al Crédit Agricole del Vomero, la svolta nelle indagini: individuato il basista

 

A oltre due mesi dal colpo che ha tenuto con il fiato sospeso la città e che ha visto venticinque persone sequestrate all’interno della filiale, gli investigatori ritengono di essere vicini all’identificazione dei principali componenti della banda. Nei fascicoli dell’inchiesta figurano già i nomi dei primi sospettati, considerati professionisti del settore criminale e ritenuti vicini ai gruppi storicamente attivi tra il Rione Sanità, i Tribunali e piazza San Gaetano.

L’attenzione degli inquirenti si concentra anche sulle presunte coperture predisposte da alcuni membri del commando. Sarebbero infatti emersi falsi alibi costruiti per eludere eventuali controlli, tra cui viaggi mai effettuati e certificazioni mediche sospette. Accertamenti sono in corso per verificare eventuali ulteriori complicità.

Collegamenti con la rapina a Giugliano del 2023

 

Le indagini stanno inoltre valutando possibili collegamenti con la rapina compiuta il 16 gennaio 2023 nella filiale della Banca Popolare a Giugliano. Un episodio sul quale la Procura di Napoli Nord ha recentemente eseguito dodici misure cautelari.

La ricostruzione del colpo conferma un’organizzazione minuziosa. La mattina del 16 aprile tre uomini con il volto coperto fecero ingresso nella banca attraverso l’accesso principale. A bordo di un’Alfa Romeo Giulietta nera con targa clonata, risultata poi rubata nel Casertano, i malviventi entrarono armati di pistole giocattolo perfettamente simili a quelle vere.

Dopo aver rinchiuso venticinque tra clienti e dipendenti in un locale accessibile solo tramite badge, il gruppo entrato dall’esterno garantì copertura a un secondo commando che, attraverso il sottosuolo, raggiunse i locali adiacenti al caveau. Qui vennero svuotate quaranta cassette di sicurezza prima della fuga.

L’irruzione dei reparti speciali e la fuga dei malviventi

 

La presenza degli ostaggi contribuì a depistare le operazioni delle forze dell’ordine. La banca fu circondata e, intorno alle 13.30, una vetrata su via Ugo Niutta venne abbattuta per consentire l’uscita delle persone sequestrate. Tuttavia l’assedio proseguì per diverse ore perché non era ancora chiaro se i rapinatori fossero rimasti all’interno dell’edificio.

Quando nel tardo pomeriggio i reparti speciali del Gis fecero irruzione nella filiale, la banda era già riuscita a far perdere le proprie tracce. I malviventi si erano infatti allontanati utilizzando la stessa rete fognaria impiegata per accedere alla banca.

Telefoni “usa e getta”

 

Gli investigatori hanno inoltre accertato che il gruppo comunicava attraverso telefoni cellulari “usa e getta”, una precauzione adottata per limitare il rischio di intercettazioni. Un ulteriore elemento che conferma la lunga preparazione dell’operazione e la precisa suddivisione dei ruoli, dallo scavo dei cunicoli con macchinari industriali fino all’apertura delle cassette di sicurezza.

Per la Procura e i carabinieri si tratta di un piano che solo una banda altamente specializzata avrebbe potuto realizzare. Ora l’inchiesta sembra essere entrata nella fase decisiva, con un quadro investigativo sempre più definito e responsabilità che appaiono ogni giorno più vicine a essere accertate.

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